Negli ultimi due anni la capitale dell’Emilia-Romagna è stata travolta da una crisi abitativa senza precedenti. Un’indagine promossa dall’associazione di consumatori Udicon Emilia-Romagna ha rilevato che il costo medio dell’affitto supera ormai la soglia di guardia per il 93% dei residenti, assorbendo più di un terzo del reddito netto familiare. La pressione economica è tale da far vivere «nel terrore» più della metà degli intervistati, che temono di dover abbandonare la propria abitazione entro poco tempo.
Affitti che consumano più di un terzo del reddito
Secondo il sondaggio, il 65,1% dei partecipanti paga mensilmente tra i 400 e gli 800 euro, escludendo le spese condominiali. Quasi il 10% supera la soglia dei 1.000 euro, mentre il 20,9% dichiara che l’onere supera la metà delle proprie entrate. In termini più drammatici, uno su cinque afferma di destinare al solo canone più della metà dello stipendio. Questi dati confermano che l’affitto è diventato la voce di spesa più incisiva per le famiglie bolognesi superando di gran lunga il peso di bollette, trasporti e alimentazione.
Fuga verso la provincia: una scelta sempre più comune
Di fronte a questi numeri, il 37,2% degli intervistati ha già iniziato a cercare un’abitazione fuori dalle mura cittadine, o ha già effettuato il trasferimento in provincia. Un ulteriore 27,9% lo considera seriamente, ma ritiene che i costi legati al trasporto annullerebbero il risparmio sull’affitto. Il fenomeno è più marcato tra famiglie con redditi medi-bassi, che vedono nel cambiamento di residenza l’unica via per evitare il rischio di morosità. Tuttavia, le politiche di trasporto pubblico e le spese di carburante rendono la scelta meno vantaggiosa di quanto possa apparire a prima vista.
Cause strutturali: mercato fuori controllo e locazioni brevi
Il 76,7% dei rispondenti ritiene che i prezzi richiesti negli annunci siano «totalmente fuori mercato e sproporzionati» rispetto alle reali capacità di spesa. Un terzo degli intervistati ha segnalato che la paura della morosità ha spinto i proprietari a porre barriere d’accesso rigide, come l’obbligo di più contratti a tempo indeterminato. Un altro terzo ha indicato il crescente ricorso a affitti brevi e turistici come causa diretta della diminuzione del parco abitativo a disposizione delle famiglie residenti. Questa dinamica ha polarizzato il mercato, riducendo gli stock disponibili e gonfiando ulteriormente i canoni.
Contesto nazionale e deficit abitativo
Studi del Centro di ricerca Luigi Einaudi, in collaborazione con Confindustria Assoimmobiliare e Assonime, evidenziano che i grandi poli urbani hanno un deficit medio di 150.000 abitazioni all’anno. In Italia, il 78,9% degli intervistati ritiene che in passato fosse più facile acquistare una casa, mentre la stagnazione o il calo dei redditi familiari (-4% dal 2004 al 2024) ha aggravato la situazione. A Bologna, i dati di Nomisma mostrano un affitto medio al metro quadro di 18 €/m² al centro, scendendo a 14,3 €/m² in zone più periferiche, ma la differenza risulta poco significativa vista la saturazione del mercato.



