Il processo che si sta svolgendo a Ferrara riguarda la tragica scomparsa di Mirko Balzanelli un turista veronese di 36 anni, avvenuta il 20 agosto 2020 presso il Lido degli Estensi, nei pressi dei Bagni Oro e Italia. Il caso ha riacceso il dibattito sulla segnaletica balneare e sulla responsabilità dei gestori di aree balneari.
I fatti dell’annegamento
Secondo le ricostruzioni fornite dalla Procura di Ferrara, Balzanelli si è avventurato in acqua e, inconsapevole della presenza di un canale di fossa è caduto in una depressione sottomarina. Il canale di fossa è noto per il suo movimento continuo, che rende difficile individuare la sua posizione esatta. Dopo una serie di tentativi di autosalvataggio, il giovane è scomparso. Solo nelle ore serali, dopo un’operazione di ricerca durata diverse ore da parte della Guardia Costiera e dei Vigili del Fuoco il corpo è stato rinvenuto a circa 150 metri dal punto in cui era stato perso.
La testimonianza dell’ammiraglio Vittorio Alessandro
Il venerdì 16 ottobre l’ammiraglio Vittorio Alessandro consulente della Procura, ha dichiarato in aula che la zona richiedeva una informazione chiara e priva di ambiguità. Ha sottolineato che le bandiere di segnalazione – bianca, rossa e, a livello regionale, gialla per il vento – non erano adeguate a indicare il pericolo del canale di fossa. “Le bandiere non sono indicative di quel rischio specifico; servono segnaletica fissa e comprensibile per tutti i bagnanti”, ha precisato l’ammiraglio, aggiungendo che “la sensibilità necessaria non è stata mostrata neanche nella stesura delle ordinanze della Capitaneria e della Regione”.
Problemi nella segnaletica di mare
Alessandro ha spiegato che il movimento del canale di fossa rende impossibile una segnalazione puntuale con cartelli tradizionali, ma che l’obbligo di avvisare deve comunque essere soddisfatto con cartelli evidenti e posizionati strategicamente. Ha inoltre evidenziato che la confusione generata dalle bandiere ha impedito ai nuotatori di distinguere tra pericoli di corrente e pericoli di fondo.
Il procedimento giudiziario e le accuse
Al processo sono presenti due imputati: un 52enne della provincia di Rovigo responsabile organizzativo del servizio di salvataggio, e un 40enne della provincia di Milano che esercitava funzioni operative sul posto. Entrambi sono imputati per cooperazione colposa in omicidio colposo a causa di negligenza, imprudenza e imperizia nella gestione del soccorso e nella segnalazione dei pericoli.
Il sostituto procuratore Andrea Maggioni ha contestato la violazione del Piano Collettivo di Salvamento 2020 nonché delle disposizioni contenute nell’ordinanza balneare regionale n.1/2019 – che obbliga la segnalazione all’autorità marittima di ogni intervento di soccorso – e dell’ordinanza 16/2018 dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Garibaldi che imponeva ai concessionari la comunicazione immediata di ogni incidente.
Gli inquirenti ritengono che gli imputati non fossero presenti sul luogo dell’annegamento al momento dei fatti e non fossero reperibili, violando così il dovere di supervisione delle operazioni di salvataggio. Inoltre, hanno omesso di adottare misure preventive essenziali, come l’installazione di boe di avvertimento e la realizzazione di cartellonistica specifica per indicare la presenza del canale di fossa. Le autorità hanno annotato che le correzioni richieste sono state attuate soltanto due giorni dopo la morte di Balzanelli.



