Il caso di Saman Abbas, diciottenne pakistana scomparsa nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021 a Novellara, Reggio Emilia, ha suscitato una grande attenzione mediatica. Dopo un periodo di circa un anno e mezzo, il suo corpo è stato rinvenuto sepolto sotto tre metri di terra nei pressi dell’abitazione familiare. Le indagini hanno rapidamente indicato una dinamica di delitto d’onore, con l’intera famiglia al centro di un progetto omicida.
Il processo di Bologna e le prime condanne
La Corte di assise di appello di Bologna, con una motivazione di cento pagine, ha ritenuto che il contesto socio-culturale del Pakistan non costituisse una circostanza attenuante. La sentenza ha confermato le condanne all’ergastolo per i genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, che ha accompagnato la figlia alla morte, per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq, e ha inflitto 22 anni di reclusione allo zio Danish Hasnain. Tali provvedimenti sono stati definitivi dal 15 luglio.
Motivazione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha ribadito che l’omicidio non è stato un atto impulsivo, ma l’esecuzione di un progetto criminoso elaborato in precedenza e condiviso da tutto il nucleo familiare. Ha precisato che la premeditazione è stata finalizzata a “sanzionare il disonore arrecato dalla ragazza, che intendeva vivere secondo canoni sociali diversi da quelli di origine”. Questa valutazione ha annullato l’ipotesi di un crimine di impeto erroneamente avanzata in primo grado.
Principi giuridici affermati dalla Cassazione
Un aspetto fondamentale della sentenza è l’affermazione che i diritti inviolabili, come la vita, non possono essere sacrificati a tradizioni culturali o religiose antistoriche. La Corte ha sottolineato che nessuna finalità educativa, per quanto di matrice etico-religiosa, può giustificare violenze o soprusi. Questo principio crea un “sbarramento invalicabile” per qualsiasi pretensione che voglia mettere al di sopra della legge le consuetudini di carattere familiare o religioso.
Il ruolo del diritto pakistano
Il giudizio della Cassazione ha anche osservato che il movente del reato non trova avallo nemmeno nel diritto positivo del Pakistan, che dal 2016 sanziona penalmente il delitto d’onore. Le comunità islamiche costituite parte civile hanno ribadito che le condotte incriminate sono in “insana contrasto” con i precetti della religione musulmana, evidenziando la disconnessione tra la cultura familiare vittima e i principi religiosi autentici.
Riflessioni sul futuro della giurisprudenza
Il capitolo conclusivo della motivazione della Cassazione guarda al futuro, indicando che casi analoghi dovranno essere giudicati con la stessa rigidezza: la cultura non potrà più fungere da scudo per crimini gravi. La decisione segna un precedente importante per la tutela dei diritti umani in Italia e costituisce un monito per le comunità che tentano di legittimare la violenza attraverso interpretazioni distorte di onore o tradizione.



