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Nomina procuratore aggiunto a Bologna, esclusa la pm Ronchi: reazioni e raccolta firme

La mancata ammissione della pm Beatrice Ronchi alla selezione per procuratore aggiunto di Bologna ha provocato un intenso dibattito: colleghi, l'ex presidente del Tribunale e Libera criticano i criteri adottati e avviano una raccolta firme per sottolineare l'importanza della sua esperienza nella lotta alla 'ndrangheta.

Nomina procuratore aggiunto a Bologna, esclusa la pm Ronchi: reazioni e raccolta firme

La decisione della quinta commissione del Consiglio superiore della magistratura di escludere la pm Beatrice Ronchi dalla selezione per il ruolo di procuratore aggiunto di Bologna ha scatenato una reazione immediata dentro e fuori il palazzo di giustizia. La vicenda è al centro di polemiche che uniscono pareri tecnici, appelli pubblici e mobilitazione della società civile, con una raccolta firme che ha raccolto adesioni significative.

Al centro della controversia ci sono questioni di criteri di valutazione, merito e il valore strategico dell’esperienza maturata nella Direzione Distrettuale Antimafia. Per molti osservatori, la scelta della commissione mette in secondo piano competenze specifiche che, in una regione dove la presenza di organizzazioni mafiose è stata documentata da importanti processi, risultano decisive.

Le motivazioni del contenzioso

Secondo la ricostruzione emersa dagli ambienti giudiziari, l’esclusione di Ronchi sarebbe dovuta a punteggi legati a parametri di anzianità e carriera che avrebbero favorito un altro candidato. Questa lettura ha spinto numerosi magistrati e figure istituzionali a contestare il peso attribuito a tali criteri, sostenendo che in casi come questo occorra valorizzare soprattutto l’esperienza sul campo nella lotta alle mafie.

Il ruolo dei criteri di punteggio

Il meccanismo di selezione utilizzato dalla commissione prevede una graduatoria basata su elementi tecnici che includono anche la posizione anagrafica e i servizi prestati. Per i sostenitori di Ronchi, però, questi fattori non dovrebbero prevalere quando si tratta di scegliere una figura che dovrà contribuire alla direzione di indagini complesse e alla coordinazione di un pool antimafia: il pregresso giudiziario e la conoscenza di processi chiave contano molto di più.

Le reazioni: toghe, associazioni e firme

La presa di posizione più nota è quella di Libera Emilia-Romagna, che ha pubblicamente sottolineato il valore del lavoro svolto dalla magistrata nei maxi-processi contro la ‘ndrangheta. L’associazione, attraverso i referenti regionali, ha elencato i procedimenti in cui la pm è stata protagonista, definendo la sua esclusione un elemento preoccupante per la tenuta dell’azione antimafia nel territorio.

Il documento dei firmatari

All’appello si sono aggiunte centinaia di firme, tra cui quella di Francesco Maria Caruso, ex presidente del Tribunale di Bologna e presidente del collegio che presiedette il processo Aemilia. Nel testo della raccolta firme si parla di risultati «di importanza storica» e si chiede che le istituzioni locali e le associazioni prendano posizione, perché la scelta potrebbe avere ricadute concrete sulla capacità investigativa della procura.

Le implicazioni per l’azione antimafia

I sostenitori di Ronchi evidenziano che la sua nomina come procuratore aggiunto avrebbe consentito una continuità nell’impegno contro le organizzazioni mafiose, superando i limiti temporali del mandato alla Dda. Per molti, la designazione riveste valore strategico: mantenere figure con esperienza consolidata significa rafforzare il coordinamento delle indagini e tutelare la memoria tecnica accumulata in anni di processi complessi.

Dall’altra parte, chi difende la decisione della commissione richiama la necessità di rispettare regole di trasparenza procedurale e il calcolo dei punteggi, elementi che fanno parte di un quadro normativo stabilito. Il confronto tra queste due posizioni evidenzia un nodo più generale: come bilanciare criteri formali e competenze specifiche quando si selezionano figure apicali nella magistratura.

Possibili sviluppi e appelli alle istituzioni

La vicenda potrebbe avere ulteriori sviluppi istituzionali: le critiche rivolte al Csm includono richieste di riesame e appelli rivolti alle amministrazioni locali e alle associazioni antimafia perché si facciano interpreti di una posizione pubblica. L’obiettivo dichiarato dai promotori della raccolta firme è ottenere un ripensamento che tenga conto dell’importanza della continuità operativa nella lotta alla criminalità organizzata.

Fino a quando non ci saranno decisioni definitive, resta aperto un dibattito che mette in luce tensioni tra procedure amministrative e concrete esigenze investigative. Al centro rimane la figura di una magistrata che, per i suoi sostenitori, rappresenta un patrimonio professionale utile per l’intero territorio.

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