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Appello di Gualandi dopo l’ergastolo: richieste di riqualificazione del reato

Gualandi ha depositato l'appello contro la condanna all'ergastolo sostenendo «Non volevo ucciderla»; la Procura di Bologna apre ulteriori accertamenti sulla banda della Uno bianca e fissa per l'11 giugno gli interrogatori di Roberto e Fabio Savi nel carcere di Bollate.

Appello di Gualandi dopo l’ergastolo: richieste di riqualificazione del reato

È partita una nuova fase processuale legata a fatti che hanno segnato la storia criminale italiana: un ricorso è stato depositato dopo la condanna all’ergastolo e, sullo sfondo, tornano al centro dell’attenzione i nomi legati alla banda della Uno bianca. Il deposito dell’appello contiene l’affermazione «Non volevo ucciderla», pronunciata dall’imputato e riportata come elemento chiave della strategia difensiva, mentre i magistrati di Bologna hanno avviato ulteriori accertamenti per chiarire possibili responsabilità rimaste fuori dai processi definitivi.

Il ricorso di Gualandi e le richieste della difesa

Gli avvocati di Roberto Gualandi hanno formalizzato un appello dopo la sentenza di condanna all’ergastolo, chiedendo la riqualificazione del reato da omicidio volontario a delitto colposo. Nella memoria difensiva si sottolinea che la sentenza sarebbe «piena di errori», secondo le parole riportate dal ricorso, e si chiede una revisione degli elementi probatori alla base della condanna. Tra le affermazioni che hanno avuto ampia risonanza c’è la dichiarazione diretta dell’imputato: «Non volevo ucciderla», che i legali mettono in rilievo per sostenere la diversa natura dell’evento e il profilo soggettivo del reato.

Le audizioni in carcere: l’11 giugno a Bollate per Roberto e Fabio Savi

La Procura di Bologna ha fissato per il 11 giugno l’interrogatorio di due figure centrali nelle indagini sulla Uno biancaRoberto Savi e suo fratello fabio savientrambi detenuti nel carcere di BollateMilano. L’atto investigativo si colloca nell’ambito di un fascicolo aperto contro ignoti, finalizzato a verificare l’esistenza di eventuali complici o mandanti non emersi nei processi conclusi tra il 1987 e il 1994, periodo in cui la banda provocò 23 morti e più di cento feriti.

Roberto Savi sarà ascoltato nella veste di imputato in un procedimento connesso, il che gli offre la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere. L’interrogatorio prende le mosse anche dalle recenti dichiarazioni rese in televisione il 5 maggioquando in un’intervista ad un programma di approfondimento il detenuto ha sostenuto che, in certe circostanze, sarebbero stati i Servizi a spingerli verso azioni omicide. Tali affermazioni hanno indotto la Procura a verificare due episodi puntuali: gli omicidi dei carabinieri Umberto Erriu e Cataldo Stasi avvenuti il 20 aprile 1988 a Castel Maggioree l’attacco all’armeria Volturno del 2 maggio 1991nel quale persero la vita Licia Ansaloni e Pietro Capolungo.

Finalità degli interrogatori e assetto dell’indagine

Il fascicolo, assegnato alla procuratrice aggiunta Lucia Russo e al sostituto con il coordinamento del procuratore, punta a chiarire se dietro agli autori delle stragi vi siano stati ordini, interlocuzioni o coperture esterne non valutate nei giudizi precedenti. Sul banco degli accertamenti finiranno in particolare le affermazioni sulla presunta interazione con i Servizioltre alle circostanze fattuali dei due episodi citati, per i quali i magistrati intendono approfondire responsabilità e moventi.

Dichiarazioni di Fabio Savi e contrasto tra le versioni

Lo stesso 11 giugno è stato fissato l’interrogatorio anche di Fabio Savifratello di Roberto e unico componente del gruppo non appartenente alle forze di polizia. In interviste precedenti a un programma televisivo di approfondimento Fabio ha negato l’esistenza di una protezione per la banda e ha escluso l’esistenza di «un livello superiore» o di una «strategia del terrore». Con una metafora usata in modo ripetuto ha cercato di minimizzare l’idea di un disegno organizzato: «Lo dissi già una volta: dietro all’Uno Bianca c’erano una targa, un paraurti e fanalini», frase che riassume la sua tesi difensiva sulla natura degli autori e delle azioni.

I rapporti personali tra i fratelli, come emerso nelle dichiarazioni, sarebbero rimasti tesi negli anni: pur trovandosi nello stesso istituto penitenziario, secondo quanto riferito, non hanno avuto contatti regolari, elemento che la Procura potrebbe considerare nel valutare la credibilità e la correlazione delle loro dichiarazioni.

Questa fase di verifiche giudiziarie e le audizioni previste segnano un nuovo capitolo nelle indagini sulla Uno biancacon l’obiettivo di accertare eventuali responsabilità estranee ai condannati con sentenze definitive. Gli sviluppi degli interrogatori dell’11 giugno e l’esito del ricorso di Gualandi saranno passaggi chiave per comprendere se emergano elementi inediti utili a rivedere assetti processuali ritenuti fino ad oggi chiusi.

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