4 Giugno 2026 ☁ 22°

Stop al lavoro nelle ore di rischio caldo: cosa prevede l’ordinanza regionale

La Regione ha varato un’ordinanza che vieta il lavoro in condizioni di prolungata esposizione al sole dalle 12.30 alle 16 nei giorni con rischio 'alto' secondo Worklimate. La misura, in vigore dal 3 giugno 2026 al 15 settembre 2026, estende le tutele anche a cave, piazzali logistici e rider e prevede obblighi per datori di lavoro e piattaforme digitali.

Stop al lavoro nelle ore di rischio caldo: cosa prevede l’ordinanza regionale

La Giunta regionale ha adottato un provvedimento per limitare i rischi legati al colpo di calore e allo stress termico sui luoghi di lavoro. L’ordinanza, firmata e in vigore dal 3 giugno 2026, resterà applicabile fino al 15 settembre 2026 e stabilisce regole precise per chi svolge attività esposte al sole nelle ore più calde della giornata.

Le disposizioni si attivano nei giorni e nelle aree indicati come a rischio dalla mappa pubblicata sul sito Worklimate, la piattaforma sviluppata dall’Inail insieme al Cnr. L’obiettivo dichiarato dall’assessore regionale al Lavoro è fornire strumenti concreti per tutelare la salute di chi lavora all’aperto in condizioni climatiche sempre più estreme.

Chi è interessato dal divieto

L’ordinanza impone il divieto di lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle ore 12.30 alle ore 16 nei settori maggiormente esposti. Tra le attività interessate figurano i lavori nei settori agricolo e florovivaistico, i cantieri edili e affini, le cave, i piazzali della logistica destinati permanentemente al deposito merci e il lavoro di consegna tramite mezzi a pedalata, anche assistita.

Applicazione estesa e parità di tutela

L’ordinanza si applica a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, senza distinzioni di ruolo, contratto o inquadramento. La soglia di attivazione è la segnalazione di rischio «Alto» pubblicata sulla pagina dedicata di Worklimate (sezione per lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa, ore 12).

Obblighi per datori di lavoro e piattaforme

I datori di lavoro devono adottare misure organizzative per prevenire i danni alla salute e, nel caso dei concessionari di pubblico servizio e delle attività legate a pubblica utilità o pronto intervento, devono garantire la continuità delle prestazioni adottando idonee contromisure. La mancata osservanza può comportare responsabilità penali previste dall’art. 650 c.p., se il fatto non configura reato più grave.

Interventi specifici per il lavoro con piattaforme

Per i servizi di consegna organizzati tramite piattaforme digitali, la parte organizzatrice è obbligata a inserire il rischio calore nei parametri di calcolo dei tempi di consegna e delle distanze massime percorse. Ciò può richiedere modifiche agli algoritmi di pianificazione per evitare che i lavoratori siano esposti a condizioni pericolose.

Novità rispetto all’anno precedente

Rispetto al provvedimento dell’anno scorso, l’ordinanza del 2026 presenta due elementi di novità: l’anticipo dell’entrata in vigore di circa un mese e l’ampliamento della platea dei soggetti protetti. Alle categorie già previste si aggiungono le cave, i piazzali logistici e i rider, riconoscendo la vulnerabilità di chi lavora all’aperto e compie attività fisicamente intense.

Deroghe e turni per cantieri

È prevista la possibilità di anticipare o posticipare di un’ora l’orario delle attività dei cantieri all’aperto nei giorni di validità dell’ordinanza, per favorire lo svolgimento di lavori essenziali evitando le ore più calde. I sindaci e le sindache mantengono comunque la facoltà di emanare ordinanze comunali diverse per i loro territori, con particolare attenzione ai comuni turistici della costa.

Reazioni e controlli

Le organizzazioni sindacali hanno accolto positivamente il provvedimento, sottolineando tuttavia che l’iniziativa regionale compensa in parte l’assenza di una strategia nazionale organica. I sindacati chiedono un rafforzamento dei controlli sull’applicazione dell’ordinanza e l’estensione delle tutele anche ai luoghi chiusi non climatizzati.

I rappresentanti sindacali hanno infine invitato al dialogo le imprese e le associazioni datoriali, pur ribadendo la non derogabilità delle misure. Tra le soluzioni proposte figurano investimenti per infrastrutture, fornitura di dispositivi di protezione adeguati e la rimodulazione di turni e carichi di lavoro per minimizzare l’esposizione al calore.

La Regione rende disponibile il testo dell’ordinanza sui propri canali istituzionali e invita datori di lavoro, prefetture, aziende sanitarie e rappresentanti delle parti sociali a collaborare per l’attuazione e il monitoraggio delle misure.

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