La Procura di Bologna ha disposto nuovi interrogatori per i fratelli Fabio e Roberto Savi, due dei membri più noti della banda della Uno Bianca. Gli ex poliziotti, condannati per una serie di rapine e omicidi commessi tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, saranno ascoltati l’11 giugno nel carcere di Bollate, dove stanno scontando l’ergastolo.
La decisione segue le recenti interviste televisive rilasciate da entrambi i fratelli. fabio savi ha parlato durante la trasmissione Quarto Gradomentre Roberto Savi è stato ospite di Belve Crime. Durante queste apparizioni, i due hanno fatto dichiarazioni che potrebbero aprire nuovi scenari sulle indagini.
Le dichiarazioni che hanno scatenato i nuovi interrogatori
Fabio Savi, durante l’intervista a Quarto Gradoha affermato che in alcune occasioni i Servizi segreti avrebbero spinto il gruppo a commettere omicidi. Queste dichiarazioni hanno suscitato grande interesse e hanno portato i magistrati a voler approfondire ulteriormente la questione.
Roberto Savi, invece, durante la sua intervista a Belve Crimeha parlato specificamente di due episodi: l’omicidio dei carabinieri Umberto Erriu e Cataldo Stasi a Castel Maggiore nel 1988 e quello di Licia Ansaloni e Pietro Capolungo nell’armeria Volturno di Bologna nel 1991. Savi ha dichiarato che l’obiettivo principale dell’azione all’armeria era Capolungo, che a suo dire sarebbe stato un ex membro dei Servizi.
Le indagini in corso
Le dichiarazioni dei fratelli Savi sono state fatte nell’ambito di una nuova indagine aperta dalla Procura di Bologna dopo un esposto dei familiari delle vittime. L’obiettivo è individuare eventuali complici e mandanti dei sei condannati in via definitiva per i crimini della Uno Bianca. La nuova indagine è coordinata dalla procuratrice aggiunta Lucia Russo e dal sostituto Andrea De Feis, sotto la supervisione del procuratore Paolo Guido.
I rapporti tra i fratelli Savi
Nonostante siano entrambi detenuti nel carcere di Bollate, Fabio e Roberto Savi non hanno rapporti da anni. Fabio Savi, l’unico membro del gruppo non proveniente dalle forze dell’ordine, ha confermato questa distanza durante la sua intervista a Quarto Grado. Ha inoltre ribadito che non ci sarebbe stata nessuna protezione o strategia superiore dietro le azioni della banda, definendola semplicemente come un gruppo con una targa, un paraurti e fanalini.
Gli interrogatori dell’11 giugno saranno un’occasione cruciale per fare chiarezza su queste dichiarazioni e per capire se ci sono nuovi elementi da aggiungere alle indagini. I magistrati dovranno valutare attentamente le parole dei fratelli Savi e decidere se ci sono basi sufficienti per aprire nuove piste investigative.



