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Omicidio al bar Big Town: la Corte d’Assise di Ferrara condanna padre e figlio

La Corte d’Assise di Ferrara ha emesso una sentenza di condanna a 28 anni di carcere per Vito Mauro e Giuseppe Di Gaetano, accusati di omicidio e tentato omicidio.

Omicidio al bar Big Town: la Corte d’Assise di Ferrara condanna padre e figlio

Una sentenza che ha scosso Ferrara: la Corte d’Assise del tribunale di Ferrara, presieduta da Piera Tassoni con Giovanni Solinas come giudice estensore, ha condannato Vito Mauro e Giuseppe Di Gaetano a 28 anni di carcere ciascuno per omicidio volontario aggravato e tentato omicidio. La vicenda risale al tragico episodio del 1° settembre 2026, quando all’interno del bar Big Town di via Bologna, Davide Buzzi perse la vita e Lorenzo Piccinini rimase gravemente ferito.

La decisione della Corte si basa su un’ampia documentazione, tra cui un video delle telecamere di sicurezza che ha giocato un ruolo cruciale nel processo. Le immagini, descritte come estremamente chiarehanno permesso di ricostruire in modo incredibilmente chiaro e nitido la dinamica dei fatti, confermando la responsabilità dei due imputati per entrambi i capi di imputazione.

La prova regina: il video delle telecamere di sicurezza

Il video registrato dalle telecamere interne al bar Big Town è stato definito dalla Corte come la prova regina dell’intera vicenda. Le immagini, che documentano frame dopo frame l’aggressione, hanno un fondamentale significato e valenza probatoria. La Corte ha sottolineato come le riprese siano estremamente chiare e abbiano permesso di accertare la responsabilità dei Di Gaetano in modo incredibilmente chiaro e nitido.

Le immagini mostrano una palese volontà omicidiaria da parte degli imputati, evidenziata anche dalla preparazione degli strumenti lesivi utilizzati contro le vittime. Davide Buzzi è stato ucciso da plurimi, ripetuti, violentissimi colpi sferrati da Vito Mauro con un lucchetto. Le ferite riportate da Lorenzo Piccinini, se non curate, avrebbero determinato la morte, considerato che i colpi inferti con il coltello e con lo stesso lucchetto erano diretti verso organi vitali.

La dinamica dell’aggressione e la crudeltà degli imputati

La Corte ha riconosciuto l’aggravante della crudeltà, sottolineando come i colpi inferti a Buzzi quando era già a terra mostrino un eccessivo e crudele accanimento. Buzzi è stato colpito oltre trenta volte al volto e alla testa, anche quando era impossibilitato a difendersi. Giuseppe Di Gaetano, invece, ha attinto Buzzi più volte e anche in una zona potenzialmente vitale con un coltello, provocandogli lesioni al dorso e al collo e lasciandolo sanguinante e in affanno prima dell’aggressione finale compiuta dal figlio.

La Corte ha anche escluso la legittima difesa, evidenziando come Buzzi e Piccinini siano stati colpiti più volte quando erano disarmati e in difficoltà o inermi. Inoltre, non vi era alcun pericolo di aggressione per i Di Gaetano o per i loro beni. Al contrario, gli imputati potevano agevolmente allontanarsiuscendo facilmente dal locale, evitando di infierire e accanirsi sulle vittime.

La mancanza di attenuanti e la condanna definitiva

La sentenza ha riconosciuto le circostanze attenuanti generiche, giudicate equivalenti rispetto all’aggravante della crudeltà. Pur rilevando che il comportamento degli imputati nel corso del procedimento non è stato caratterizzato da piena e leale collaborazionela Corte ha evidenziato come Buzzi e Piccinini abbiano inizialmente tenuto una condotta minacciosa e aggressivacui è seguita una ingiustificata reazione dolosa omicidiaria e lesiva dei Di Gaetano.

Vito Mauro e Giuseppe Di Gaetano avevano contattato le forze dell’ordine e avevano fornito le immagini del sistema di videosorveglianza interno del locale, contribuendo almeno parzialmente alla ricostruzione dei fatti. Tuttavia, la Corte ha tenuto conto anche dello stato emotivo degli imputati, pur non incidendo sulla loro capacità di intendere e di volere.

La sentenza della Corte d’Assise di Ferrara rappresenta un punto di svolta nella vicenda del bar Big Town, confermando la responsabilità penale di Vito Mauro e Giuseppe Di Gaetano per i gravi reati commessi. Una decisione che sottolinea l’importanza delle prove video e la necessità di una giustizia chiaramente e nitidamente fondata sui fatti.

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