Il 19 luglio 2026, nel rione Pilastro di Bologna, si è consumata una tragedia che ha scosso l’intera comunità. Abderrahim Fakir, un uomo di 42 anni, ha perso la vita durante un intervento delle forze dell’ordine in via Italo Svevo. La vicenda, ancora avvolta da molte incognite, ha suscitato forte emozione e indignazione tra i residenti del quartiere.
Fakir, originario del Marocco ma residente in Italia da quando aveva solo sette anni, era noto ai vicini per alcuni precedenti con la polizia. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo si trovava in un’area di garage per incontrare un amico quando ha iniziato a dare in escandescenze, attirando l’attenzione dei residenti che hanno chiamato le forze dell’ordine.
Le prime ricostruzioni e il video dell’accaduto
Le volanti della polizia sono arrivate sul posto insieme a un’ambulanza del 118. Secondo quanto emerge da un video circolato tra i residenti, Fakir avrebbe colpito l’auto della polizia, scatenando una colluttazione con gli agenti. Nel filmato si vedono due agenti bloccare l’uomo a terra, mentre un terzo individuo, probabilmente un residente, lo tiene per le caviglie. Durante l’intervento, gli agenti avrebbero utilizzato spray urticante e fascette per immobilizzare Fakir, che ha poi accusato un malore e perso la vita.
Nel video si sentono le urla disperate dell’uomo: “Aiuto, basta, basta”, mentre gli agenti cercano di immobilizzarlo. Un testimone ha raccontato che Fakir chiedeva solo aiuto, apparendo agitato ma non aggressivo. “Era un po’ agitato, chiedeva aiuto, aiuto, aiuto”, ha dichiarato un residente all’Ansa.
Le testimonianze e le reazioni della famiglia
La sorella di Fakir ha espresso tutta la sua rabbia e il suo dolore durante i rilievi della polizia. “Non hanno avuto pietà! Non hanno avuto pietà per mio fratello!” ha gridato tra le lacrime. La famiglia, insieme ad amici e parenti, ha chiesto giustizia e verità, accusando la polizia di aver aggredito e ucciso l’uomo. “Lo hanno ammanettato ed è morto. Lo hanno aggredito loro. Lo hanno ammazzato e picchiato, ci sono testimoni”, ha dichiarato la sorella.
Il fratello di Fakir, presente durante i rilievi, ha invitato alcuni connazionali ad allontanarsi e a interrompere i cori contro la polizia che si erano levati durante il sopralluogo. La Procura ha disposto l’autopsia per chiarire le cause della morte, mentre la squadra mobile e la Digos della questura, insieme ai carabinieri, stanno cercando di ricostruire l’accaduto.
Il rione Pilastro: storia e contesto
Il rione Pilastro, situato nella periferia est di Bologna, ha compiuto 60 anni nel luglio 2026. Nato come quartiere popolare, è stato teatro di numerosi fatti di cronaca e polemiche cittadine. Negli anni Settanta è stato inaugurato il Virgolone, uno degli edifici più simbolici del quartiere, lungo circa 700 metri. Nel 1991, il Pilastro è stato teatro di una delle più efferate stragi della Uno Bianca, dove hanno perso la vita i carabinieri Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini.
Negli ultimi anni, il quartiere è tornato al centro dell’attenzione per il movimento di opposizione al progetto del MuBa, il museo dei bambini e delle bambine promosso dal Comune. L’opposizione a questo progetto ha spesso sfociato in scontri con la polizia. Oggi, il Pilastro è abitato da molte famiglie di origine straniera, rendendo la sua composizione sociale molto variegata.
La tragedia di Abderrahim Fakir ha riacceso i riflettori su un quartiere che, nonostante i suoi 60 anni di storia, continua a essere un simbolo di contraddizioni e tensioni sociali. La comunità chiede verità e giustizia, mentre le indagini proseguono per fare chiarezza su quanto accaduto quel tragico pomeriggio di luglio.



