Nel pomeriggio di una giornata nuvolosa, le strade di Bologna sono state teatro di una serie di dimostrazioni che hanno coinvolto studenti, giovani manifestanti e le forze dell’ordine. Da un lato, gli ingressi di quattro licei sono stati chiusi con catene, dall’altro, il centro storico è stato teatro di violenti scontri, danneggiamenti e arresti. L’evento ha riacceso il dibattito su costi della vita, militarizzazione delle scuole e diritto di sciopero.
Blocchi nelle scuole superiori: catene e interventi dei vigili del fuoco
Gli alunni dei licei Sabin, Galvani, Minghetti e Copernico hanno organizzato una staffetta di blocchi in preparazione del maxi sciopero previsto per il 30 ottobre. A Copernico le porte sono state barricate con catene pesanti, costringendo i vigili del fuoco a intervenire per sbloccare l’accesso. Il Sabin, situato in via Matteotti, ha visto gli studenti fermare il traffico intorno alla stazione, mentre a Minghetti e Galvani i portoni sono rimasti chiusi per diverse ore. La tattica ha avuto lo scopo di attirare l’attenzione sulle richieste contro la guerra, la conversione delle scuole in strutture militari e l’aumento del costo della vita.
Dettagli sugli ingressi di Copernico e Sabin
Le catene poste alle porte di Copernico hanno richiesto l’uso di attrezzature antincendio per la rimozione, causando ritardi nella ripresa delle attività didattiche. Nel frattempo, i manifestanti di Sabin hanno occupato la zona della stazione del 30 ottobre, bloccando il transito dei mezzi pubblici e creando una zona di tensione tra studenti e utenti del trasporto. Le autorità hanno monitorato la situazione, ma hanno evitato un confronto diretto, preferendo una gestione più discreta dell’ordine pubblico.
Scontri con le forze dell’ordine nel centro storico
Nel cuore di Bologna, intorno a Piazza dei Martiri e via Marconi, i manifestanti hanno incontrato la polizia, dando inizio a scontri caratterizzati da lanci di bottiglie, bombolette di carta e utilizzo di lacrimogeni. Gli agenti hanno risposto con idranti e spray, mentre le polemiche si sono intensificate dopo che un giovane è stato immobilizzato a terra da un agente, che ha premuto un ginocchio sulla sua schiena, generando proteste per la presunta mancanza di assistenza sanitaria. Nessuna ambulanze sono arrivate immediatamente, alimentando ulteriori accuse di negligenza.
Danni materiali e interventi sanitari
Le conseguenze materiali sono state notevoli: le vetrine dello store Nike in via Rizzoli sono state infrante, un bancomat in via Riva Reno è stato divelto e un autobus della linea 23 ha subito la rottura di tutti i finestrini a causa di pietre e bottiglie. Inoltre, un distributore di tabacchi in via Lame è stato distrutto, e due semafori di via Riva Reno hanno subito gravi danni. Il servizio sanitario ha registrato 17 interventi del 118; sei di questi riguardano feriti tra i manifestanti e le forze dell’ordine, compreso un carabiniere ricoverato al Policlinico Sant’Orsola in codice 2.
Arresti, denunce e prospettive per il grande sciopero del 30 ottobre
Le autorità hanno seguito un fitto elenco di provvedimenti: a livello nazionale sono state arrestate 9 persone, denunciate 87 e accompagnate 371, di cui 110 minorenni e 69 stranieri. A Bologna, le cifre includono 1 denunciato, 9 accompagnati (2 minorenni e 2 stranieri) e 11 identificati. Gli arresti sono avvenuti principalmente nei pressi di piazza Nettuno, via Indipendenza, via Rizzoli e via Ugo Bassi. Parallelamente, gli studenti hanno proseguito il loro percorso verso il Copernico, dove si è tenuta una maxi assemblea per definire le linee guida dello sciopero del 30 ottobre, focalizzato su “contro la guerra, la scuola caserma e il carovita”.



