Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet torna a intervenire nel dibattito pubblico con proposte decise per contrastare fenomeni come il bullismo e la violenza tra coetanei. Da Reggio Emilia arriva un appello che non si limita alle critiche: Crepet indica misure concrete, alcune delle quali radicali, per rimodellare il rapporto tra scuola, famiglia e tecnologia. Le sue osservazioni partono da un presupposto semplice ma scomodo: senza un cambio culturale e istituzionale, i ragazzi restano esposti a rischi crescenti.
Perché intervenire sui social e sugli strumenti digitali della scuola
Secondo Crepet, gran parte delle tensioni tra adolescenti si alimenta online, dove la rapidità e l’assenza di conseguenze apparenti amplificano comportamenti aggressivi. Propone quindi il divieto dei social network per gli under 18 come prima misura di tutela. Questa richiesta nasce dall’idea che alcune piattaforme favoriscano la normalizzazione della violenza e dell’umiliazione collettiva. In parallelo, suggerisce l’abolizione del registro elettronico e la sospensione delle chat di classe tra docenti e genitori: strumenti che, nella sua visione, hanno trasformato la scuola in una rete di comunicazione continua ma spesso disfunzionale.
Un nuovo equilibrio tra privacy e responsabilità
Crepet sottolinea l’importanza di ripensare la trasparenza digitale: il registro elettronico, nato per facilitare la gestione scolastica, può diventare fonte di ansia e controllo costante. Per questo motivo propone di limitare l’accesso a informazioni che non richiedono comunicazione immediata, privilegiando canali istituzionali ufficiali per questioni amministrative. In questo quadro, le chat di classe vengono viste come elementi che sovraccaricano genitori e insegnanti, oltre a enfatizzare conflitti privati in spazi collettivi.
La responsabilità della famiglia e le radici del comportamento violento
Un nodo centrale dell’intervento di Crepet è il ruolo delle cosiddette «strutturine» familiari, ossia modelli educativi carenti o distorti che possono generare atteggiamenti prepotenti nei giovani. Lo specialista sostiene che le ragazze coinvolte in episodi di aggressione spesso riflettono dinamiche domestiche in cui la gestione dei conflitti e i limiti sono assenti o incoerenti. Di conseguenza, la prevenzione non può affidarsi solo alla scuola: occorre un coinvolgimento attivo delle famiglie e servizi di supporto che siano in grado di offrire orientamento e interventi mirati.
Formazione degli adulti e servizi territoriali
Per contrastare efficacemente questi fenomeni, Crepet suggerisce potenziare la formazione degli insegnanti e il supporto psicologico nelle scuole, oltre a rafforzare i servizi sociali locali. La sua proposta include percorsi educativi per genitori, finalizzati a ricostruire competenze relazionali e di disciplina positiva. In questo modo, la prevenzione diventa una rete di responsabilità condivisa, dove scuola, famiglia e istituzioni collaborano per costruire ambienti sicuri.
Perdita di autorevolezza della scuola e politiche pubbliche
Crepet attacca anche la mancanza di volontà politica nel riformare il sistema educativo e nel ripristinare l’autorevolezza degli insegnanti. Sostiene che, senza scelte coraggiose a livello legislativo e amministrativo, la scuola fatica a recuperare il ruolo di guida sociale che un tempo aveva. Le sue proposte vogliono stimolare un confronto pubblico: vietare l’accesso ai social per minori, rivedere i canali di comunicazione tra scuola e famiglia e ripensare l’organizzazione interna degli istituti sono misure che mirano a ricreare confini chiari e responsabilità condivise.
Un appello al dibattito pubblico
Le dichiarazioni di Crepet – pronunciate a Reggio Emilia – hanno l’obiettivo di smuovere il dibattito su come proteggere i giovani in un’epoca digitale. Pur essendo polarizzanti, le sue idee rivolgono l’attenzione su questioni reali: la diffusione della violenza tra adolescenti, il declino dell’autorevolezza educativa e l’impatto delle tecnologie sulle relazioni. Il passo successivo, secondo lo psichiatra, è trasformare la preoccupazione in politiche concrete e in programmi di prevenzione che coinvolgano comunità, scuola e istituzioni.
In conclusione, la proposta di Crepet si presenta come un invito a ripensare strumenti, abitudini e responsabilità: dalla limitazione dei social per i minori alla revisione del registro elettronico, fino alla sospensione delle chat di classe che mescolano ruoli e confondono compiti. È una provocazione che intende riaprire il dibattito pubblico su come difendere i ragazzi e ricostruire un quadro educativo più solido e coerente.


