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Da Bologna a Torino: come il ministero dell’Interno gestisce l’ordine pubblico

Il Viminale ha intensificato i controlli nelle città governate dal centrosinistra, con misure più stringenti e limitazioni alle manifestazioni pubbliche.

Da Bologna a Torino: come il ministero dell’Interno gestisce l’ordine pubblico

Negli ultimi mesi, il ministero dell’Interno ha adottato una serie di misure che stanno cambiando la gestione dell’ordine pubblico nelle città governate dal centrosinistra. Da Bologna a Torino, i sindaci si trovano ad affrontare controlli più severi e richieste di intervento più stringenti da parte delle forze dell’ordine. Questa strategia sembra puntare a rafforzare la presenza delle forze di polizia nelle aree centrali e a limitare le manifestazioni pubbliche.

Le tensioni tra il Viminale e i sindaci del centrosinistra

La tensione tra il ministero dell’Interno e le amministrazioni locali è emersa chiaramente in occasione del presidio organizzato dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, per esprimere solidarietà ai familiari di Abderrahim Fakir, il 43enne morto durante un controllo di polizia. Secondo il Viminale, il presidio non sarebbe stato concordato con la Questura e la Prefettura, mentre il Comune sostiene di aver informato le autorità per tempo.

Le accuse e le difese

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha difeso l’operato delle forze dell’ordine, sottolineando l’importanza delle body-cam nel rivelare la verità. «Esiste un pregiudizio — ha detto Piantedosi — quando c’è qualcosa che riguarda l’azione delle forze dell’ordine: si presume, da parte di alcuni, la non legittimità. Ma noi non abbiamo timore di nulla».

Intanto, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha fatto visita agli agenti feriti durante le proteste e ha criticato il sindaco Lepore per aver invocato una piazza senza avere elementi per capire cosa fosse successo davvero. «A Bologna ci sono stati centinaia di migliaia di euro di danni — ha affermato Salvini — è ingiusto che paghino tutti. Serve cambiare».

Le reazioni dei sindaci del centrosinistra

Davanti a questa situazione, molti sindaci del centrosinistra hanno espresso solidarietà a Lepore. In una lettera firmata da 35 sindaci, tra cui Gualtieri, Sala, Manfredi e Salis, si legge: «Il sindaco si è assunto la responsabilità di chiedere verità e giustizia. Le successive violenze e danneggiamenti appartengono esclusivamente a chi li ha compiuti e meritano la più ferma e netta condanna».

Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha difeso il collega Lepore, ma ha anche sottolineato la necessità di evitare di comprimere il diritto a manifestare. «Ci sono violenti che sono nemici della democrazia — ha detto Manfredi — Non possiamo lasciare la piazza a loro, ma bisogna evitare di comprimere il diritto a manifestare: far pagare i danni può essere una soluzione, ma in democrazia si devono poterne esprimere le opinioni rispettando le regole».

Le conseguenze per le città

Le nuove misure del Viminale stanno avendo un impatto significativo sulle città governate dal centrosinistra. A Torino, ad esempio, è stato vietato alle tifoserie di Juventus e Torino di partecipare alle trasferte fino al 3 novembre 2026, in seguito agli incidenti verificatisi durante una partita. Questo provvedimento ha sollevato critiche da parte di chi sostiene che le misure siano eccessivamente restrittive e penalizzino ingiustamente le amministrazioni locali.

In un contesto così complesso, la gestione dell’ordine pubblico diventa un campo di battaglia politica, con il ministero dell’Interno che sembra voler rafforzare il proprio controllo sulle città governate dall’opposizione. Le conseguenze di questa strategia rimangono da vedere, ma è chiaro che le tensioni tra il Viminale e i sindaci del centrosinistra sono destinate a continuare.

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