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Figlie di Maurizio Gucci pagano 3,9 milioni: la CEDU archivia il ricorso

Scopri perché Allegra e Alessandra Gucci considerano inaccettabile l'accordo da 3,9 milioni e la decisione della CEDU

Figlie di Maurizio Gucci pagano 3,9 milioni: la CEDU archivia il ricorso

Roma, 23 maggio 2026 – La recente decisione della CEDU di non procedere sul ricorso presentato dalle sorelle Allegra Gucci e Alessandra Gucci ha riaperto una ferita familiare che dura da decenni. Le sorelle si erano rivolte alla Corte europea per contestare l’obbligo di rispettare un accordo post divorzio che prevedeva un rilevante vitalizio a favore della madre, Patrizia Reggiani.

La notizia ha assunto una piega inedita quando, nella motivazione, la CEDU ha fatto emergere l’esistenza di un altro patto siglato tra le parti: un accordo privato del 17 febbraio 2026 con cui le figlie avrebbero corrisposto alla madre 3,9 milioni di euro. Questo elemento ha alimentato la rabbia e lo sconcerto della famiglia Gucci, e ha riportato al centro del dibattito temi legali e morali legati a eredità e responsabilità.

Cosa ha stabilito la CEDU e cosa è emerso

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso di non entrare nel merito del ricorso delle sorelle Gucci, archiviando la questione senza pronunciarsi sulla fondatezza delle loro richieste. Nel documento della Corte è però comparsa la rivelazione dell’accordo del 17 febbraio 2026, che secondo la ricostruzione riduce drasticamente l’ammontare originario del debito contrattuale verso Patrizia Reggiani. La cifra iniziale, fissata in 1,1 milioni di franchi svizzeri all’anno nel patto del 24 dicembre 1993 a Saint Moritz, aveva nel tempo raggiunto importi pari a circa 35 milioni di euro; l’intesa del 2026 riduce invece la somma a 3,9 milioni.

L’accordo del 17 febbraio 2026

L’intesa firmata nel 2026 tra le figlie e la madre è stata presentata dalla CEDU come elemento di chiusura della controversia civile. Le sorelle, eredi di Maurizio Gucci — assassinato il 27 marzo 1995 — avrebbero accettato un pagamento significativamente inferiore per evitare lunghe e onerose procedure esecutive, tra cui il rischio di pignoramento dei beni. Nel loro racconto pubblico, Allegra e Alessandra sostengono che la somma sia stata corrisposta sotto la costrizione pratica delle decisioni giudiziarie italiane, e non come frutto di una libera negoziazione.

La reazione di Allegra Gucci

La figlia di Maurizio ha espresso il suo dissenso con parole dure sui social: «Chi ha ucciso ha incassato. Chi ha perso il padre ha pagato», recitano le sue dichiarazioni pubbliche. Allegra ha descritto il patto come una resa forzata davanti a una sentenza che, a suo dire, non avrebbe mai dovuto esistere. Nel lungo post pubblicato online, le sorelle sottolineano che il loro ricorso non aveva motivazioni economiche ma puntava a ottenere il riconoscimento dell’anomalia prodotta dalle sentenze italiane che le avevano obbligate a versare somme alla mandante dell’omicidio del padre.

Il paragone con il riscatto

Per spiegare il senso di ingiustizia Allegra ha usato una metafora forte: ha paragonato la situazione a chi, dopo esser stato rapito e costretto a pagare un riscatto, viene poi detto che la vicenda è chiusa proprio perché il pagamento è stato effettuato. Questo parallelismo retorico vuole mettere in evidenza la frustrazione per una procedura che, secondo lei, cancella la portata morale del reato commesso dalla madre.

Il quadro giudiziario e le questioni aperte

La vicenda si inserisce in un percorso processuale complesso: la richiesta di riconoscimento del vitalizio risale al patto firmato nel 1993 ed è stata confermata da tutte le corti nazionali fino alla Cassazione nel 2026. Nel frattempo, Patrizia Reggiani è stata condannata come mandante dell’omicidio e ha scontato una pena fino alla liberazione il 20 febbraio 2017. Nonostante ciò, nel sistema giudiziario italiano non è scattata l’applicazione piena dell’istituto dell’indegnità (articolo 463 del Codice Civile) che avrebbe potuto escluderla dal diritto a percepire somme collegate all’eredità.

Implicazioni civili e morali

Oltre alle questioni tecniche legali, la vicenda pone dilemmi morali: cosa significa che le eredi debbano pagare l’autrice di un delitto del quale è stata riconosciuta la responsabilità? Qual è il peso delle trattative private in presenza di sentenze penali? Le risposte restano in parte sul piano del dibattito pubblico, mentre sul piano giudiziario la controversia sembra aver trovato una soluzione pratica con il pagamento di 3,9 milioni, la quale però non ha soddisfatto la richiesta di giustizia morale avanzata dalle figlie di Maurizio Gucci.

La storia, con i suoi momenti pubblici — dal documentario del 2026 alle memorie pubblicate nel 2026 da Allegra — continua a interrogare l’opinione pubblica su come il diritto civile e il diritto penale si intreccino in casi in cui legami di sangue e responsabilità criminali si sovrappongono. La decisione della CEDU ha chiuso una porta, ma ha aperto un nuovo capitolo di amarezza e domande per la famiglia Gucci.

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