Giovedì sera, la tradizionale Festa dell’Unità di Ferrara è diventata il palcoscenico di un acceso dibattito su sicurezza e democrazia. Fra i protagonisti, il prefetto e ex capo della Polizia Franco Gabrielli accompagnato dal giornalista di Trc Stefano Ferrari, hanno poi approfondito le tesi del loro libro Contro la paura: Manifesto per una sicurezza democratica scritto insieme a Carlo Bonini.
Il dibattito sulla sicurezza democratica a Ferrara
La presentazione è stata introdotta da Giada Zerbini, segretaria del Pd comunale, che ha ricordato il motto: “La sicurezza è un diritto democratico e di libertà”. Secondo Gabrielli, la sicurezza non è un ossimoro ma una precondizione per l’esercizio di tutti gli altri diritti, soprattutto per i gruppi più vulnerabili. L’intervento ha rimarcato che la sinistra non deve ridursi a una visione puramente «securitaria», intesa come mera dimostrazione di forza, ma deve puntare a una combinazione tra repressione mirata e prevenzione strutturale.
Il ruolo dell’immigrazione nella narrazione della paura
Gabrielli ha evidenziato che l’immigrazione è spesso usata come slogan facile per alimentare l’ansia collettiva, ma i dati non confermano le percezioni più allarmanti. Nella legislatura corrente sono sbarcati 330 mila migranti, contro 210 mila dell’anno precedente, ma la percentuale maggiore riguarda gli overstayers ossia chi arriva legalmente e poi non lascia il Paese. Senza accordi con i Paesi d’origine, è impossibile gestire rimpatri e integrazione, elementi ritenuti essenziali per evitare la marginalizzazione.
Proposte operative: flussi leciti, rimpatri e integrazione
Secondo Gabrielli, la risposta non può limitarsi a restrizioni: occorrono flussi migratori regolari politiche di rimpatrio dignitoso e programmi di integrazione capace di costruire un’identità civica condivisa. Senza questi pilastri, la società rischia di creare enclavi isolate, soprattutto nei piccoli centri dove la coesione è più fragile. Un’identità civica fondata su valori costituzionali e sul rispetto delle regole sarebbe la vera garanzia di sicurezza democratica.
Remigrazione e il mito del 4%: realtà da sfatare
Nel contesto del referendum sulla cittadinanza del 2025, più della metà degli italiani ha indicato gli stranieri come “minaccia”. La destra ha promosso l’idea della remigrazione proponendo che la presenza di immigrati non superi il 4 % della popolazione, il che significherebbe un rimpatrio di quasi tre milioni di persone. Gabrielli ha precisato che tale proposta è priva di fondamento pratico: il rimpatrio è previsto dalla legge, ma la remigrazione di massa non è una soluzione realistica né rispettosa dei diritti umani.
Il dibattito si è concluso con la constatazione che la sicurezza non può essere trattata esclusivamente come questione repressive; occorre una visione a due velocità: una prospettiva sul presente e una sul futuro, per evitare che i termini “sicurezza”, “ordine”, “confine” e “patria” vengano svuotati di significato e tornino a servire la Costituzione in modo democratico.



