Martedì 18 ottobre 2026 le strade del centro di Bologna sono state teatro di una manifestazione che ha preso una piega drammatica. Un gruppo di studenti, ispirato dalle proteste in Francia, ha organizzato un corteo per l’emergenza climatica, ma la manifestazione è rapidamente degenerata in una serie di azioni di guerriglia contro la città.
Danni materiali sparsi per la capitale emiliana
Nel cuore della zona stazione, numerosi bike sharing sono stati vandalizzati, le vetrine dei negozi rovesciate e un fast-food ha subito l’attacco di rapinatori che hanno sottratto bottiglie di bevanda. I semafori sono stati strappati dalle loro basi e i sanpietrini hanno subito strappi e rimozioni, lasciando un panorama di disordine. Il danno più eclatante è stato inflitto a un autobus pubblico Tper gravemente danneggiato da graffiti, vetri rotti e componenti meccanici distrutti, segno evidente della violenza esercitata durante la guerriglia urbana.
Il corso della manifestazione studentesca
Prima della marcia ufficiale, giovani legati ai collettivi Osa e Cas hanno ostacolato l’ingresso del corpo docente e degli studenti nelle aule. Alle 9.40, circa 400 studenti hanno lasciato l’Ufficio scolastico regionale in via Dei Castagnoli, dove per pochi minuti sono riusciti a introdursi, rompendo il vetro di una porta interna. Proseguendo, hanno urtato cassonetti di rifiuti, e in via dei Mille hanno incendiato un cartone a forma di carro armato.
Altri gruppi provenienti da istituti superiori, con la presenza dei collettivi Cua e Cas si sono aggregati al corteo, portando il numero totale dei manifestanti a circa 800 persone. Il percorso ha attraversato la zona universitaria, Porta San Donato e ha terminato in piazza Verdi. Verso le 11.10, nei pressi di viale Pietramellara, vicino alla Stazione Centrale, i manifestanti hanno tentato di forzare il cordone di sicurezza, scatenando una breve carica dei carabinieri.
Intervento delle forze dell’ordine e conseguenze legali
Le forze dell’ordine hanno risposto con una carica di alleggerimento, respingendo i tentativi di sfondamento del cordone. Dalle retrovie, i manifestanti hanno lanciato uova, fumogeni, bottiglie e altri oggetti contro i poliziotti, provocando scontri che hanno richiesto l’intervento di più unità. La Questura di Bologna ha presto identificato le prime responsabilità: dieci persone sono state denunciate per danneggiamento aggravato, violenza, resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non preavvisata. Altri cinquanta soggetti sono stati posti sotto identificazione, in attesa di ulteriori accertamenti basati su riprese video e perizie sul campo.
Il bilancio complessivo della mattinata evidenzia come una protesta, nata con intenti pacifici, sia degenerata in una serie di atti di violenza che hanno coinvolto infrastrutture pubbliche, mezzi di trasporto e negozi. Le indagini rimangono aperte e le autorità hanno promesso di perseguire tutti i responsabili, mentre la cittadinanza rimane in attesa di risposte sul futuro delle dimostrazioni studentesche nella capitale emiliana.



