22 Settembre 2026 🌤 21°

Indagini su quattro adolescenti per produzione di ordigni incendiari

Quattro giovani sono stati oggetto di perquisizioni per la produzione di molotov in diverse province italiane.

Indagini su quattro adolescenti per produzione di ordigni incendiari

Le autorità locali hanno avviato un’indagine mirata dopo aver individuato un piccolo gruppo di adolescenti sospettati di produrre ordigni incendiari domestici. I quattro soggetti, residenti rispettivamente nelle province di Pesaro e Urbino, Rimini e Bologna, avrebbero realizzato diverse bottiglie di tipo molotov nei primi mesi del 2026, testandone la potenzialità distruttiva all’interno di un capannone industriale abbandonato.

Le operazioni sono state coordinate dalla Procura di Pesaro e portate avanti dal nucleo investigativo dei Carabinieri provinciali, con il supporto dei comandi territoriali. Il decreto di perquisizione è stato eseguito simultaneamente a Pesaro, Rimini e Bologna, dove gli investigatori hanno bloccato l’accesso alle abitazioni e ai locali sospettati di contenere materiale pericoloso.

Perquisizioni e sequestri a Pesaro, Rimini e Bologna

L’intervento ha comportato il fermo di più unità abitative e la scoperta di una serie di dispositivi elettronici, tra cui tablet, computer portatili e smartphone, tutti confiscati per successive analisi forensi. Gli investigatori hanno inoltre ritrovato una quantità di materiale cartaceo con appunti tecnici sulla costruzione delle bottiglie incendiari schemi di miscelazione dei componenti e annotazioni su possibili impieghi.

Analisi dei dispositivi sequestrati

Gli apparecchi rinvenuti saranno sottoposti a analisi digitale per ricostruire le comunicazioni tra i membri del gruppo, le ricerche effettuate su internet e le eventuali conversazioni legate alla produzione dei molotov. Gli specialisti forensi sperano di identificare eventuali contatti con soggetti esterni, nonché di verificare la presenza di ulteriori istruzioni o piani operativi.

Origine e finalità delle bottiglie incendiarie

Secondo le ricostruzioni dell’indagine, la fabbricazione delle molotov sarebbe iniziata intorno a febbraio 2026. I giovani avrebbero prodotto diversi contenitori riempiti con sostanze infiammabili, testandone l’efficacia in un capannone industriale dismesso a Pesaro, dove si sono verificati più episodi di combustione e brevi deflagrazioni. L’obiettivo dichiarato sembra essere stato quello di valutare la capacità offensiva dell’ordigno, probabilmente per incrementare la credibilità all’interno di ambienti considerati antagonisti.

Possibili legami con ambienti politici e associativi

Le prime indagini hanno inoltre evidenziato contatti tra i giovani e alcuni collettivi studenteschi e soggetti riconducibili a realtà politiche locali contrapposte. I Carabinieri stanno approfondendo il ruolo di questi rapporti, valutando se la produzione dei molotov sia stata un atto preparatorio volto a guadagnare riconoscimento all’interno di gruppi antagonisti, o se faccia parte di una più ampia strategia violenta. Le analisi dei dispositivi elettronici e i successivi accertamenti della Procura dovranno chiarire le reali motivazioni e le potenziali conseguenze di tali attività.

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