Il tribunale di Bologna ha emesso un’ordinanza che potrebbe cambiare il futuro dello sport a Imola. Il giudice Paolo Siracusano ha respinto il ricorso d’urgenza presentato da Sport Up la società sportiva guidata da Paola Lanzon, contro Ortignola srl. La decisione, arrivata il 7 settembre, ha scatenato reazioni a catena che coinvolgono atleti, famiglie e istituzioni locali.
Al centro della controversia c’è la piscina comunale Enrico Gualandi di via Ortignola, un impianto cruciale per il nuoto agonistico Imolese. Il contratto stipulato nel 2017 tra Sport Up e Deai, che gestiva l’impianto, è stato al centro di una lunga battaglia legale. La situazione si è complicata quando il tribunale ha dichiarato risolto il rapporto tra Deai e Ortignola nel 2025, portando alla riconsegna dell’impianto a Ortignola il 25 giugno scorso.
La decisione del tribunale e le sue implicazioni
Sport Up sosteneva che Ortignola avrebbe dovuto subentrare nel contratto del 2017 con Deai. Tuttavia, il giudice ha chiarito che la restituzione dell’azienda a Ortignola non è avvenuta per scelta contrattuale, ma a causa della risoluzione del rapporto. Questo dettaglio è stato cruciale per il rigetto del ricorso.
Il giudice ha anche sottolineato che Sport Up non ha prestato la cauzione di 350 mila euro richiesta per il rilascio immediato dell’impianto, rendendo inefficace il decreto del 28 luglio. Nonostante l’invito a una soluzione conciliativa, le parti non sono riuscite a trovare un accordo. Il 7 settembre, il tribunale ha condannato Sport Up a rimborsare a Ortignola le spese di lite, quantificate in 7.122 euro.
L’appello dei genitori e degli atleti
Mentre la battaglia legale proseguiva, i genitori e gli atleti della piscina Gualandi hanno lanciato un appello accorato al Comune di Imola. In una lettera aperta del 3 settembre, hanno espresso preoccupazione per il futuro del nuoto agonistico locale. La chiusura prolungata dell’impianto sta mettendo a rischio la preparazione degli atleti, con conseguenze gravi per le competizioni future.
I firmatari della lettera chiedono al Comune di intervenire con urgenza per garantire certezze sulla riapertura dell’impianto e soluzioni temporanee per la preparazione degli atleti. Senza un intervento immediato, rischiano di disperdersi anni di lavoro e sacrifici, con un impatto negativo non solo sullo sport, ma anche sull’educazione e la coesione sociale.
Le prossime mosse
Sport Up ha la possibilità di fare ricorso contro l’ordinanza del tribunale. Tuttavia, il tempo stringe per gli atleti e le loro famiglie. La riapertura dell’impianto a metà ottobre, come ipotizzato, potrebbe essere troppo tardi per evitare conseguenze irreparabili. L’appello dei genitori e degli atleti sottolinea l’urgenza di una soluzione che tenga conto non solo delle questioni legali, ma anche del benessere dei giovani sportivi e della comunità imolese.
La vicenda della piscina Gualandi è un esempio di come le controversie legali possano avere ripercussioni profonde sulla vita delle persone. Mentre le istituzioni e le parti coinvolte cercano una soluzione, la speranza è che il dialogo e la collaborazione possano prevalere, garantendo un futuro allo sport e ai giovani di Imola.



