La cittadina di Loreto è stata scossa da un tragico evento che ha lasciato tutti senza parole. Luigia Fortunato, conosciuta da tutti come Gina, 33 anni, è stata uccisa dal marito Sami Khemaies, 39 anni, in un gesto di violenza inaudita. La notizia ha scatenato un’ondata di dolore e indignazione, con la comunità che si stringe intorno alla famiglia della vittima.
Il vescovo Dal Cin ha espresso il suo sdegno con parole forti: “La violenza contro una donna è oltraggio a Dio”. Un messaggio che riflette il sentimento di tutta la comunità, che non può e non vuole abituarsi a simili tragedie.
La dinamica dell’omicidio e le indagini
L’omicidio è avvenuto nella serata del 10 luglio 2026, in un appartamento al secondo piano di una palazzina in via Bramante, nel centro di Loreto. Secondo le prime ricostruzioni, la coppia aveva avuto una lite, come spesso accadeva. Il figlio di otto anni era con la nonna, mentre i due erano soli in casa. In un momento di follia, Khemaies ha preso un coltello dalla cucina e ha inferto più di venti coltellate alla moglie, soprattutto all’addome e alle gambe.
Dopo il gesto efferato, Khemaies è uscito di casa, ha preso l’auto e si è presentato ai carabinieri di Porto Recanati. Prima di costituirsi, avrebbe inviato un messaggio alla madre di Luigia: “L’ho uccisa”. Quando i carabinieri sono entrati nell’appartamento, hanno trovato il corpo di Luigia senza vita, supino nel corridoio.
L’uomo è stato fermato per omicidio aggravato. Le fonti investigative hanno precisato che, allo stato attuale, non sono state riscontrate ragioni discriminatorie o di prevaricazione, quindi non si tratta di femminicidio. Le indagini sono affidate ai carabinieri della Compagnia di Osimo, guidati dal colonnello Gianluca Giglio, e il fascicolo è in mano al pm di Ancona Rosario Lioniello.
Il movente e la vita della coppia
In queste ore si sta cercando di capire il movente di questo gesto così violento. La coppia era di fatto separata in casa, ma non risultano denunce per violenze precedenti. Luigia lavorava come operaia, mentre il marito aveva scontato una lunga detenzione in carcere per spaccio. Roberto Cionna, il compagno della madre di Luigia, ha raccontato che durante quel periodo, Luigia accompagnava periodicamente il figlio a incontrare il padre in carcere. Due anni fa, quando Khemaies aveva finito di scontare la pena, “sempre per il bene del figlio aveva preferito tenerlo vicino”.
Cionna ha anche raccontato dell’ultima gita al mare, domenica 7 luglio, quando tutti e tre, insieme alla sua compagna, avevano cercato di tenere unita la famiglia. Negli ultimi giorni, tra i due sarebbe scoppiata l’ennesima lite, stavolta sul centro estivo per il bambino. Secondo quanto riferito, qualunque diverbio diventava tema di scontro, ma nulla avrebbe fatto presagire un epilogo così cruento.
La vita di Luigia e il dolore della comunità
Luigia Fortunato era originaria di Cerignola, ma da tempo si era stabilita nelle Marche. L’anno scorso avrebbe provato a ritornare in Puglia, ma poi aveva deciso di restare a Loreto. Aveva lavorato anche come cameriera. “Una ragazza piena di euforia, sempre con la carica giusta” la ricorda un’amica. Altri pugliesi residenti a Loreto si sono scusati sui social: “La tua solarità era un dono, ma dietro quella luce c’era un mondo che non abbiamo saputo decifrare”.
Il sindaco di Loreto, Moreno Pieroni, ha espresso il suo dolore con queste parole: “È uno strazio che stiamo vivendo tutti”. La comunità è in lutto e si sta mobilitando per sostenere la famiglia di Luigia, lasciata con un figlio di sette anni.
La tragedia di Loreto è un altro esempio di come la violenza domestica possa colpire in qualsiasi momento, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile. La speranza è che questo evento possa sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica e portare a un cambiamento concreto nella lotta contro la violenza sulle donne.



