La remigrazione è un termine che ha acceso il dibattito pubblico negli ultimi mesi. Derivato dagli ambienti dell’estrema destra identitaria europea, questo concetto si riferisce al rientro, volontario o forzato, di cittadini stranieri nei loro paesi di origine. La proposta è stata portata avanti da formazioni politiche come CasaPound che ha raccolto circa 150.000 firme per una legge di iniziativa popolare.
Per comprendere meglio le sfumature di questo dibattito, abbiamo raccolto le opinioni di tre figure politiche dell’Emilia-Romagna: Daniela Francesca Amendola di Futuro Nazionale Arianna Corropoli di Noi Moderati Emilia-Romagna e Anna De Veredicis del Pd.
Remigrazione: una legge già scritta o una nuova proposta?
Daniela Francesca Amendola vede la remigrazione come una necessità politica urgente. Secondo lei, la base normativa esiste già nel Testo Unico dell’Immigrazione ma manca l’applicazione concreta a causa di un eccessivo buonismo. La sua definizione di remigrazione si concentra su persone clandestine che non rispettano le nostre regole o commettono criminalità.
Arianna Corropoli distingue due scenari: il rientro volontario e assistito, che ritiene già possibile con gli strumenti normativi esistenti, e la deportazione coatta di massa, che giudica giuridicamente complessa e politicamente discutibile. Secondo Corropoli, una misura del genere richiederebbe modifiche alla Costituzione e alle leggi europee.
Anna De Veredicis è più diretta: definisce la remigrazione una deportazione richiamando le immagini tragiche delle deportazioni durante l’amministrazione Trump negli Stati Uniti. Per lei, questo concetto rappresenta un precedente storico da evitare in Italia.
Remigrazione e cittadinanza italiana
Amendola estende il concetto di remigrazione anche ai cittadini italiani, ponendo una condizione: l’adesione ai principi nazionali. Cita come esempio ipotetico chi, pur avendo la cittadinanza italiana, promuova un progetto legato alla sharia. Questa posizione solleva questioni costituzionali, in tensione con gli articoli 3 e 22 della Costituzione italiana.
Corropoli e De Veredicis non affrontano direttamente questo aspetto, ma le loro posizioni generali suggeriscono un approccio più cauto e rispettoso dei diritti costituzionali.
Immigrazione e sicurezza: un nesso reale o costruito?
Le tre politiche hanno opinioni diverse sul legame tra flussi migratori e criminalità. Amendola sostiene l’esistenza di un legame, ma precisa che la sua posizione non è contro gli stranieri in quanto tali, ma contro l’immigrazione clandestina.
Corropoli si appoggia ai dati Istat, riconoscendo una maggiore incidenza di processi che riguardano cittadini stranieri, ma distingue tra stranieri regolari e irregolari. Per lei, il fattore discriminante è la condizione sociale ed economica non la provenienza.
De Veredicis vede un collegamento tra situazioni disagevoli e criminalità, sottolineando l’importanza del welfare e delle politiche sociali. Cita il caso di Ceuta dove tra fine luglio e inizio agosto 2026 oltre 70.000 persone hanno cercato di entrare in Spagna, con decine di morti accertati. Per lei, questo episodio dimostra come la narrazione mediatica possa lucrare sulla pelle delle persone.



