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Regione Emilia-Romagna revoca la residenza storica e il vincolo di lavoro per le case popolari

L'Assemblea regionale ha varato una riforma sulle case popolari che rende la residenza storica e il lavoro non più obbligatori, suscitando accese battaglie politiche fino all'alba.

Regione Emilia-Romagna revoca la residenza storica e il vincolo di lavoro per le case popolari

L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha concluso, intorno alle 6 di mattina, una maratona notturna per approvare una modifica sostanziale agli ERP (edilizia residenziale pubblica). La delibera della Giunta elimina due pilastri che finora regolavano l’accesso alle case popolari: la “storicità della residenza” e il requisito di possedere un contratto di lavoro. La decisione è stata motivata dall’esigenza di adeguarsi a recenti pronunce della Corte costituzionale e del Tribunale di Bologna, che avevano dichiarato discriminatorio l’uso di tali criteri.

Fine della “storicità della residenza” nelle graduatorie

Il nuovo provvedimento rimuove il requisito che premiava i nuclei familiari con più anni di permanenza sul territorio. In precedenza, chi risiedeva da tre o più anni accumulava punti aggiuntivi nella graduatoria, un criterio difeso per anni da Alan Fabbri, sindaco di Ferrara e allora capogruppo della Lega in Assemblea. Fabbri aveva ottenuto l’introduzione di un requisito minimo di tre anni di residenza – una conquista che, a suo dire, serviva a evitare che nuovi arrivati accedessero immediatamente alle graduatorie senza riconoscere il percorso di chi vive e lavora nella regione da tempo.

Il ruolo dei Comuni dopo la riforma

Pur cancellando la norma a livello regionale, la legge lascia ai Comuni la facoltà di attribuire punteggi premiali basati sull’anzianità di residenza, assumendosi la piena responsabilità. Questo approccio è stato presentato dall’assessore alla Casa, Giovanni Paglia, come un modo per rispettare il principio di non discriminazione tra cittadini italiani e stranieri, garantendo allo stesso tempo una possibile tutela per chi attende da tempo un alloggio.

Accesso per i cittadini extraeuropei senza obbligo di lavoro

Parallelamente, la delibera consente a chi possiede un permesso di soggiorno di almeno due anni di entrare nella graduatoria degli ERP senza dover dimostrare un contratto di lavoro. Le sentenze della Corte costituzionale avevano infatti considerato il vincolo occupazionale una forma di discriminazione nei confronti dei residenti extracomunitari, in contrasto con la Direttiva europea sul permesso unico. La norma, quindi, prevede che la sola regolarità del soggiorno sia sufficiente per l’ammissione, a patto che il cittadino sia in possesso di un permesso biennale.

Reazioni dalla Lega

Il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, e il nuovo capogruppo regionale della Lega, Tommaso Fiazza, hanno espresso una dura critica. “La Lega è rimasta in aula a battagliare fino alle 6 della mattina per contestare questa scelta”, hanno dichiarato, aggiungendo che tale provvedimento va alla base di un welfare che genera dipendenza anziché favorire l’autonomia. Fabbri ha sottolineato che “le case popolari non si possono regalare al primo che arriva” e ha rimarcato l’importanza di legare l’accesso a criteri di lavoro e permanenza, per tutelare chi paga le tasse e contribuisce al sistema.

Risposte del centrosinistra e di Fratelli d’Italia

Dal capo di zona del Partito Democratico, Paolo Calvano, è arrivata una difesa della delibera: “Non c’è un’opposizione nel merito della delibera, ma un ostruzionismo a fine mediatico”, ha affermato, accusando la Lega di voler conquistare consensi ampliando la platea dei beneficiari. Fratelli d’Italia ha invece presentato 94 emendamenti e 7 ordini del giorno, tutti respinti, sostenendo che la riforma “toglie la casa agli italiani e li danneggia”. Il partito ha inoltre richiesto l’introduzione di nuovi requisiti premiali legati al lavoro, alla frequenza scolastica e alla permanenza sul territorio.

Il voto finale ha visto il sostegno di PD, Avs e Civici, mentre Fratelli d’Italia, Lega e Rete civica hanno espresso contrarietà. Il confronto si è protratto dall’una di notte fino alle prime luci dell’alba, con un acceso dibattito su più di novanta proposte di modifica.

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