Il mattino del 30 ottobre 2026 ha visto il cuore di Rimini trasformarsi in un enorme palco all’aperto. Un coro di voci urlava “Blocchiamo tutto” lungo il corso d’Augusto, segnando l’inizio di un corteo pacifico che ha riunito studenti, lavoratori, famiglie e rappresentanti sindacali. Lo striscione principale recitava “Contro caro vita, riarmo ed economia di guerra: sciopero generale”, riassumendo in una frase le rivendicazioni di una città stanca dei rincari.
Le stime degli organizzatori indicano la presenza di circa duemila persone, un numero considerevole per una manifestazione che ha coperto i principali assi della vita cittadina. Un cordone di polizia ha tracciato il percorso, garantendo la sicurezza senza ostacolare il flusso di partecipanti. La strada si è animata di chi camminava, chi ballava al ritmo dei tamburi e chi cantava, trasformando il transito in una vera e propria festa di protesta.
Percorso del corteo: dal simbolo romano alla spiaggia
La marcia è partita dall’Arco d’Augusto, simbolo storico della città, per poi dirigersi verso piazza Tre Martiri, dove si è fermata alle 10 per un breve raccoglimento. Da lì la fila ha proseguito verso la stazione ferroviaria, attraversato Borgo Marina e ritorna sul corso d’Augusto. Il percorso ha incluso il ponte di Tiberio e, successivamente, il tratto verso viale Valturio e la zona delle Marecchiese, dove sono state necessarie altre negoziazioni con le forze dell’ordine per consentire il passaggio.
Momento di raccoglimento in piazza Tre Martiri
In piazza Tre Martiri, un microfono ha dato voce a un partecipante che ricordava i tre partigiani impiccati nel 1944, dicendo: “Anche loro erano dei ragazzi come noi”. Le parole hanno suscitato un silenzio rispettoso, prima di riprendere la marcia verso il Duomo, dove i passanti registravano l’evento sui cellulari.
Le voci dei protagonisti: dal lavoro alla solidarietà internazionale
Tra gli interventi più incisivi, quello di Federico Colomo dell’ADL Cobas ha sottolineato come la protesta coinvolga più di cinquanta città italiane, evidenziando il cari vita come il terreno fertile su cui le decisioni politiche si impongono nelle case delle famiglie, soprattutto quelle delle nuove generazioni. Colomo ha chiesto una risposta collettiva per il malessere del lavoro.
Francesco Bugli della USB, dal microfono, ha ringraziato chi ha rinunciato a una giornata di salario per partecipare, rimarcando l’urgenza di affrontare il problema degli affitti, dei bassi stipendi e dei lavoratori stagionali, particolarmente vulnerabili in una meta turistica come Rimini. Il suo slogan, “Abbassare le armi e alzare i salari”, ha riecheggiato tra la folla.
La manifestazione ha anche dato spazio alla solidarietà verso la Palestina. Fatima Berrima, portavoce di Rimini per Gaza, ha ricordato come le definizioni di “terroristi” e “partigiani” cambino a seconda del punto di vista, invitando a riflettere sul ruolo di chi lotta per la libertà. Le sue parole hanno commosso molti ascoltatori, spingendo l’assemblea a nuovi applausi.
Il corteo ha continuato a snodarsi per le vie del centro, con negozi che abbassavano le saracinesche e altri che osservavano il passaggio dalle vetrine. Alcuni residenti hanno guardato dalle loro case, altri dai balconi, testimoni silenziosi di un movimento che ha dimostrato la capacità di Rimini di mobilitarsi in un unico, grande respiro collettivo.



