Il 2 agosto 2026, Bologna ha ricordato la strage del 1980 con una cerimonia commovente e un acceso dibattito politico. Migliaia di persone si sono riunite in piazza Medaglie d’Oro per onorare le 85 vittime dell’attentato alla stazione ferroviaria, un evento che ha lasciato un segno indelebile nella storia italiana.
La commemorazione è stata caratterizzata da un forte contrasto tra i familiari delle vittime e il governo, in particolare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. I familiari hanno chiesto con insistenza che venisse riconosciuta la matrice neofascista della strage, come stabilito dalle sentenze giudiziarie. Tuttavia, Meloni ha evitato di usare questo termine, limitandosi a parlare di terrorismo feroce.
Le sentenze e la verità giudiziaria
Negli ultimi anni, la Corte di Cassazione ha confermato le condanne contro i responsabili della strage, tra cui Gilberto Cavallini e Paolo Bellini, entrambi legati a organizzazioni neofasciste. Le sentenze hanno anche evidenziato il ruolo di apparati deviati dello Stato e della loggia massonica P2 nella pianificazione dell’attentato.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato l’importanza di ricordare la strage come un atto di terrorismo neofascista che ha cercato di distruggere i valori di libertà e democrazia. Le sue parole sono state accolte con applausi dalla folla riunita in piazza, mentre il ministro Matteo Piantedosi ha ribadito l’impegno del governo a fare piena luce sulle stragi del Dopoguerra.
Le polemiche politiche
La mancata menzione della matrice neofascista da parte di Meloni ha scatenato le critiche dell’opposizione. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha accusato il governo di generare confusione e di non dare piena attuazione alle sentenze. Anche il leader del M5s, Giuseppe Conte, ha chiesto chiarimenti sulla definizione di terrorismo usata dalla premier.
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha cercato di mediare, riconoscendo la verità giudiziaria sulla matrice fascista della strage, ma ha anche sottolineato la necessità di continuare la ricerca della verità completa. Questo ha ulteriormente alimentato il dibattito, con i familiari delle vittime che chiedono maggiore trasparenza e impegno da parte delle istituzioni.
Le commemorazioni e il futuro
Nonostante le tensioni politiche, la cerimonia di commemorazione è stata un momento di unità per Bologna. I familiari delle vittime, con una gerbera appuntata sul petto, hanno sfilato in silenzio, accompagnati da staffette con i nomi delle vittime impressi sulle magliette. L’autobus 37, simbolo della reazione immediata dei bolognesi, ha aperto il corteo, ricordando a tutti l’importanza di non dimenticare.
Il sindaco Matteo Lepore ha ricordato l’importanza di tramandare questa storia alle nuove generazioni, affinché la memoria della strage rimanga viva. La cerimonia si è conclusa con un minuto di silenzio alle 10.25, l’ora segnata dall’orologio infranto dell’esplosione, un momento di riflessione e rispetto per le vittime.
Mentre Bologna continua a ricordare, il dibattito sulla matrice neofascista della strage rimane aperto. Le istituzioni sono chiamate a fare la loro parte, garantendo che la verità giudiziaria sia riconosciuta e che la memoria delle vittime sia onorata in modo adeguato.



