Bologna è stata teatro di violenti scontri durante le proteste per la morte di Abderrahim Fakir, un uomo di 42 anni deceduto durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro. La manifestazione, iniziata come un presidio pacifico in piazza Nettuno, si è trasformata in una giornata di tensione con lanci di bottiglie, bombe carta e l’intervento delle forze dell’ordine con idranti e lacrimogeni.
La morte di Abderrahim Fakir e le proteste
La morte di Abderrahim Fakir, un uomo di origini marocchine, è avvenuta il 19 luglio 2026 durante un intervento della polizia in via Svevo. I video dell’accaduto mostrano Fakir immobilizzato a terra e ammanettato, mentre chiede aiuto prima di smettere di muoversi. La Procura di Bologna sta indagando per omicidio colposo per capire quanto avvenuto e le eventuali responsabilità.
La manifestazione è stata convocata dal sindaco Matteo Lepore come un momento di raccoglimento e partecipazione, senza palco e senza interventi politici. Tuttavia, al termine dell’iniziativa, una parte dei presenti si è mossa in corteo verso piazza Roosevelt, dove si trovano la Prefettura e la Questura. Davanti agli edifici istituzionali, i manifestanti si sono trovati di fronte a un cordone di agenti in tenuta antisommossa.
Gli scontri e le reazioni
Dalla zona occupata dai manifestanti è stata lanciata una bomba carta. Alcuni partecipanti hanno staccato le protezioni poste sui finestrini dei blindati e le hanno scagliate contro i mezzi delle forze dell’ordine. Sono stati segnalati anche lanci di bottiglie e calci contro gli agenti. La polizia ha risposto con manganelli, idranti e lacrimogeni per disperdere la parte del corteo coinvolta negli scontri.
Successivamente, alcuni manifestanti si sono radunati vicino alle mura del Comune, accovacciandosi con una fotografia di Fakir in un gesto di protesta non violenta. La nipote di Fakir ha dichiarato di non provare odio, ma di voler ottenere verità e giustizia.
L’indagine del Viminale sull’organizzazione del presidio
Il Ministero dell’Interno ha avviato un’indagine sull’organizzazione del presidio convocato dal sindaco Matteo Lepore. Secondo quanto emerso, il presidio non è stato concordato con Questura e Prefettura, e le forze dell’ordine hanno appreso della manifestazione dai siti degli organi di informazione e dalla nota stampa inviata dal Comune.
Il Viminale sta verificando se tutte le procedure per l’organizzazione della manifestazione siano state eseguite correttamente. Secondo quanto ricostruito, non risultano procedure scritte né era stata concordata la sede della manifestazione. Piazza del Nettuno è prossima alle sedi di Prefettura e Questura, luoghi ritenuti sensibili dopo quanto avvenuto al Pilastro.
Le polemiche politiche
Dopo il presidio per Fakir, la città è stata messa a ferro e fuoco da antagonisti e violenti. Le polemiche politiche sono piovute da Fratelli d’Italia, Lega e Azione, con richieste di dimissioni per Lepore. Il sindaco ha contrattaccato chiedendo al Governo di non rimanere in silenzio con la famiglia di Fakir.
La scelta di indire il presidio in piazza Nettuno e quanto avvenuto successivamente stanno imbarazzando il Partito Democratico. Diversi esponenti avevano sconsigliato al primo cittadino queste modalità di manifestazione, proprio per il rischio di alimentare tensioni.
Il Comune di Bologna ha confermato che non ci sono stati contatti telefonici con Questura e Prefettura prima della nota stampa di domenica, con cui veniva convocato il momento di raccoglimento. Il Gabinetto del sindaco ha inviato due messaggi ai referenti della Prefettura e della Questura, condividendo il comunicato e informando preventivamente della convocazione dell’iniziativa.



