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Centraliniste Cup nelle Marche: appalto, condizioni di lavoro e possibili soluzioni

Una delegazione Usb ha portato in Regione la situazione delle centraliniste del Cup: salari bassi, contratti part-time e la richiesta di reinternalizzazione del servizio

Centraliniste Cup nelle Marche: appalto, condizioni di lavoro e possibili soluzioni

Ancona, 22 maggio 2026 – Nelle Marche operano circa 170 centraliniste del Cup impiegate tramite appalto che ogni giorno gestiscono le prenotazioni sanitarie dei cittadini. Si tratta in prevalenza di donne assunte con contratti part-time dalla cooperativa Nuovi Orizzonti di Pesaro: gli stipendi medi si aggirano intorno agli 800 euro mensili, risultato di una paga di circa 8 euro lordi all’ora, a fronte dei circa 12 euro percepiti dagli operatori delle Ast che svolgono funzioni analoghe sul territorio.

Per fare chiarezza su condizioni e prospettive di questo servizio, una delegazione di Usb Lavoro privato di Ancona, guidata da Marco Bini, si è confrontata mercoledì con l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro e con la dirigente dell’Ars Flavia Carle. Al centro del tavolo la scadenza dell’appalto e la definizione delle linee guida per il nuovo bando, con l’obiettivo dichiarato di migliorare tutele, qualità del servizio e condizioni occupazionali.

Il confronto con la Regione

Durante l’incontro l’Usb ha ribadito che, per garantire continuità e qualità, la prima ipotesi concreta è la reinternalizzazione del servizio all’interno del sistema sanitario regionale. Il sindacato ha sottolineato come il ricorso agli appalti abbia generato negli anni una frammentazione organizzativa, una progressiva precarizzazione del lavoro e un fenomeno di dumping contrattuale che ha impoverito professionalmente gli operatori. Una gestione esclusivamente orientata alla riduzione dei costi, secondo i rappresentanti sindacali, scarica sul personale le difficoltà operative e peggiora il servizio ai cittadini.

Richieste sindacali

Tra le richieste avanzate dall’Usb spiccano l’adozione dei contratti collettivi di riferimento, come il Ccnl Sanità e il Ccnl Funzioni Locali, l’introduzione di una clausola sociale vincolante a tutela dell’occupazione e dell’anzianità, e la verifica puntuale dei carichi di lavoro. Il sindacato ha inoltre denunciato il mancato riconoscimento professionale degli operatori quali videoterminalisti e l’adozione di modelli organizzativi pensati soltanto per contenere le spese, senza considerare la sostenibilità delle prestazioni e la salute dei lavoratori.

Malfunzionamenti e sovrapposizioni del servizio

Oltre al profilo salariale e contrattuale, sono emerse criticità operative: il servizio complessivo risente del sovrapporsi di funzioni tra il Cup telefonico, gli sportelli fisici, le farmacie e l’app My Cup Marche. Questa duplicazione di canali può generare inefficienze, errori nelle prenotazioni e difficoltà di coordinamento. Gli interlocutori regionali e sindacali hanno concordato sulla necessità di mappare le procedure esistenti per eliminare ridondanze e migliorare il flusso informativo verso l’utenza.

Conseguenze per utenti e operatori

Le ricadute sono concrete: i cittadini rischiano tempi di attesa più lunghi, disallineamenti tra appuntamenti presi con canali diversi e difficoltà nel ricevere informazioni chiare. Per i lavoratori, la situazione si traduce in maggiore stress, compiti non uniformi e carichi di lavoro non sempre misurati. In risposta alle sollecitazioni, l’assessore Calcinaro ha annunciato un aumento delle ore lavorative a partire dal 1° giugno con l’obiettivo di far lievitare i salari complessivi e migliorare la capacità operativa del servizio.

Prospettive e controllo sul nuovo bando

L’amministrazione regionale ha assicurato che il nuovo capitolato terrà conto delle criticità segnalate e che nei prossimi passi verranno coinvolte anche le stesse lavoratrici per mappare bisogni e disservizi. L’Usb ha valutato positivamente l’apertura al dialogo e ha chiarito che continuerà a spingere per una progressiva reinternalizzazione del Cup, monitorando la costruzione del bando per garantire tutele vere, clausole sociali efficaci e il riconoscimento della professionalità degli operatori. L’obiettivo comune dichiarato resta quello di coniugare efficienza del servizio e dignità del lavoro.

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