La norma che richiede il contrassegno identificativo per i monopattini nasce dall’esigenza di rendere più tracciabile la micromobilità urbana e di responsabilizzare i conducenti. Dopo il cambiamento del Codice della strada del dicembre 2026 e i successivi provvedimenti attuativi, in molte città sono iniziati i controlli e le prime contestazioni: l’obbligo di targa si accompagna all’annuncio che la copertura assicurativa sarà attiva dal 16 luglio, mentre alcune amministrazioni hanno già iniziato a multare i mezzi sprovvisti.
Il passaggio alla regolazione formale ha riaperto dibattiti e messo in luce difficoltà operative: dall’iter telematico alle pratiche inevase per i mezzi in sharing, fino ai casi locali dove le forze dell’ordine hanno già rilevato numerose violazioni. In questo articolo spieghiamo passo dopo passo come ottenere il contrassegno, quali sono le sanzioni previste e quali problemi pratici hanno incontrato utenti e operatori in città come Torino, Bari e Ravenna.
Come richiedere il contrassegno e cosa comporta
La procedura per ottenere il targhino passa per il Portale dell’Automobilista: è necessario autenticarsi con SPID di secondo livello o con la Carta d’identità elettronica, compilare la modulistica dedicata e procedere al pagamento tramite PagoPA per l’importo previsto di 8,66 euro. Per i minorenni la domanda deve essere presentata da chi esercita la responsabilità genitoriale. Dopo l’inoltro telematico occorre prenotare il ritiro fisico presso gli uffici della Motorizzazione civile o presso studi di consulenza autorizzati; il contrassegno va applicato sul parafango posteriore o, in mancanza, sul piantone dello sterzo.
Costi, identificazione e particolarità
Il contrassegno è un adesivo plastificato prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e costituisce la misura di identificazione del proprietario piuttosto che del veicolo, dato che i monopattini non sono iscritti a un archivio nazionale. Oltre alla spesa di emissione ci sono diritti amministrativi e bolli che, secondo alcune fonti, portano il costo complessivo a una somma superiore rispetto alla sola tariffa iniziale; per chi cede il mezzo resta l’obbligo di cancellare il contrassegno e per il nuovo acquirente di richiederne uno nuovo.
Pratiche inevase, sharing e i primi problemi sul campo
L’entrata in vigore ha subito messo in evidenza criticità operative: associazioni di consumatori come il Codacons hanno chiesto una proroga per evitare sanzioni ingiuste verso chi ha già inoltrato la richiesta ma non ha ancora ricevuto il contrassegno. Le società di sharing segnalano migliaia di pratiche non concluse e in alcune città il targhino è sparito o si è staccato dai telai, rendendo difficile il controllo. Le amministrazioni e il MIT hanno comunicato numeri elevati di richieste e rilascio, ma il coordinamento operativo rimane il vero banco di prova.
Esempi concreti: Torino e Bari
A Torino sono stati documentati casi in cui gli adesivi applicati sui mezzi condivisi sono stati rimossi quasi immediatamente, complicando l’efficacia della misura; a Bari la Polizia locale ha invece adottato un approccio più rigoroso con controlli serrati e multe già elevate nelle prime giornate di verifica. Un episodio a Bari vecchia, con un pedone investito da un monopattino il cui conducente si è allontanato, è stato citato come esempio della necessità di strumenti che facilitino l’identificazione dei responsabili.
Controlli locali, sanzioni e attenzione alle e‑bike
Le forze di polizia locale hanno intensificato i servizi di verifica: le sanzioni previste a livello nazionale vanno generalmente da 100 a 400 euro, mentre in alcune città sono stati applicati importi ridotti se il pagamento avviene nei primi giorni (a Ravenna, ad esempio, sono state contestate multe con riduzioni temporanee fino a 70 euro). Durante i controlli iniziali sono emerse anche infrazioni legate al mancato uso del casco, violazione che in molte aree è già soggetta a sanzione.
Il fronte delle biciclette elettriche
Un altro tema sensibile è quello delle biciclette elettriche e dei veicoli a pedalata assistita modificati: amministrazioni locali, come quella di Ravenna, hanno annunciato un’attenzione particolare verso le manomissioni dei limitatori di velocità e l’uso improprio di marciapiedi e aree pedonali. Pur non essendo ancora normativamente equiparate ai monopattini per l’identificazione, queste categorie sono nel mirino dei controlli per motivi di sicurezza.
Conclusioni e scenari futuri
La nuova disciplina mira a restituire tracciabilità e responsabilità alla micromobilità urbana, ma il successo dipenderà dall’efficienza delle procedure di rilascio, dalla tenuta degli adesivi in condizioni reali e dalla capacità delle amministrazioni di bilanciare rigore e pragmatismo. Restano aperte le richieste di proroga e il possibile contenzioso per le pratiche inevase; nel frattempo il richiamo del ministro e di alcune amministrazioni è chiaro: più sicurezza, caschi e assicurazioni sono considerati passaggi indispensabili per convivere con mezzi sempre più diffusi nelle nostre città.