25 Maggio 2026 ☁ 28°

Processo Pierina: la difesa contesta la testimonianza che tiene insieme l’accusa

A Rimini la strategia difensiva punta tutto sulla ritrattazione di Manuela Bianchi e su presunte pressioni, mentre il pm chiede l'ergastolo

Processo Pierina: la difesa contesta la testimonianza che tiene insieme l’accusa

Il processo che vede imputato Louis Dassilva per l’omicidio di Pierina Paganelli è tornato oggi in aula a Rimini, con la fase difensiva che prende il sopravvento dopo la dura requisitoria del pubblico ministero. In apertura dell’udienza del 25 maggio 2026 l’avvocato Andrea Guidi ha contestato i punti chiave dell’accusa, sottolineando come gran parte della prospettazione accusatoria poggi su una singola testimonianza. Il pm Daniele Paci ha invece reiterato la richiesta di ergastolo, mentre la difesa ha subito ribaltato l’attenzione sulla figura di Manuela Bianchi.

Secondo i difensori, la cosiddetta architrave istruttoria sarebbe basata su una versione non neutrale e sulla successiva ritrattazione della testimone. È proprio questo cambiamento di versione, datato 4 marzo 2026, che la difesa definisce determinante: allora, Manuela avrebbe dichiarato agli investigatori di aver incontrato Dassilva in garage la mattina del ritrovamento, una circostanza che avrebbe collocato l’imputato vicino al luogo del delitto il 4 ottobre 2026. Gli avvocati ora chiedono che quelle affermazioni siano riesaminate con rigore.

Il fulcro della strategia difensiva

La linea scelta dall’avvocato Guidi è netta: se si elimina la testimonianza di Manuela Bianchi, viene meno il presidio probatorio che sostiene la ricostruzione accusatoria. In aula la difesa ha etichettato la testimone come soggetto incline alla menzogna e ha sostenuto che la sua ritrattazione sia stata motivata da ragioni personali, con l’ipotesi che abbia voluto “salvare se stessa” collocando l’ex amante in garage prima della scoperta del cadavere. Per i legali l’analisi deve partire dalla verifica indipendente delle sue parole, non dall’uso di tali parole per convalidare altri indizi.

Gli elementi su cui si fonda il dubbio

Nel quadro probatorio entrano anche messaggi e audio che, secondo l’accusa, contribuiscono a delineare un movente. Tra gli elementi citati c’è un messaggio del 3 ottobre 2026 in cui l’imputato scriveva “i tuoi familiari mi rendono matto”, considerato dagli inquirenti come un indizio a sostegno del movente. Sul versante della difesa invece pesa un audio WhatsApp del 28 febbraio 2026, inviato da Serena Badia – moglie di Loris Bianchi – a una testimone di difesa, dove si parla di presunte pressioni sugli inquirenti per indurre Manuela a collocare Dassilva sul luogo del delitto.

Audio, perizie e valutazioni probatorie

Le forze dell’ordine hanno acquisito una copia forense del cellulare di Serena Badia e il dirigente della Squadra Mobile Marco Masia insieme al pm Daniele Paci l’hanno ascoltata. Dal fronte dei consulenti della difesa emerge invece la lettura opposta: il consulente di parte, Davide Barzan, ha definito quegli audio di scarsissimo rilievo, sottolineando inoltre che risalgono a un periodo precedente alla ritrattazione di Manuela. La questione tecnica qui è cruciale: stabilire se i file e i messaggi influenzino materialmente la credibilità della testimone o se siano elementi isolati privi di valore probatorio.

Il contraddittorio in aula

Nel corso delle udienze la difesa ha chiesto che si esegua un contraddittorio serrato sulle testimonianze e sulle modalità con cui sono state raccolte le dichiarazioni. La richieste mira a evitare che prove indirette vengano sommate senza un adeguato collegamento probatorio. Gli avvocati insistono sul fatto che i giudici debbano valutare con attenzione la congruenza tra le versioni date davanti al gip e quanto effettivamente ricostruito tra le mura del tribunale.

Prossime udienze e possibili scenari

Il dibattimento proseguirà con l’interrogatorio dell’imputato, iniziato lo scorso 30 marzo, durante il quale Dassilva ha sempre rivendicato la propria innocenza. La prossima udienza è fissata per 13 aprile, mentre alcuni attori del processo non escludono che la vicenda possa arrivare a una sentenza di primo grado entro il mese di giugno. Nel frattempo restano aperti i nodi relativi alla prova testimoniali e alla valutazione degli elementi tecnici, che dovranno convincere il collegio della fondatezza delle ricostruzioni.

In chiusura, il cuore del confronto processuale rimane la questione della credibilità: se la versione di Manuela Bianchi dovesse essere giudicata inattendibile, la prospettiva accusatoria perderebbe terreno; se invece venisse ritenuta coerente, l’impianto costruito dall’accusa conserverebbe la sua solidità. Sul tavolo restano dunque prove, messaggi e audio, e la necessità per il giudice di ricostruire passo dopo passo quali elementi possano davvero reggere una condanna tanto grave come l’ergastolo.

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