La città di Bologna è ancora scossa dagli eventi del 20 luglio, quando una protesta per la morte di Abderrahim Fakir, un 42enne di origine marocchina deceduto durante un fermo della polizia, ha degenerato in violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. La Procura ha aperto un fascicolo con 12 indagati, accusati di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento.
Le origini della protesta e la morte di Abderrahim Fakir
La tensione è esplosa dopo la morte di Abderrahim Fakir avvenuta il 19 luglio nel rione Pilastro durante un intervento della polizia. Le circostanze del decesso sono ancora al centro di approfonditi accertamenti da parte della magistratura. La notizia della sua morte ha suscitato immediata indignazione, portando alla mobilitazione di collettivi e residenti che hanno chiesto verità e giustizia.
La protesta è iniziata come un presidio pacifico, ma nel giro di poche ore si è trasformata in un corteo che ha attraversato le vie cittadine. La situazione è ulteriormente degenerata la sera del 20 luglio, quando i manifestanti più radicali hanno iniziato a lanciare oggetti e fumogeni contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con cariche di alleggerimento.
Gli scontri e i danni
Durante gli scontri, circa 70 agenti sono rimasti feriti, alcuni in modo grave. Tra i danni più significativi, una grata protettiva di un blindato della Polizia di Stato è stata divelta e scagliata contro i reparti schierati. I disordini hanno coinvolto circa 200 antagonisti, tra cui volti noti dell’antagonismo tra centri sociali, anarchici e collettivi.
Le indagini e le accuse
La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo con 12 indagati, accusati di resistenza a pubblico ufficialetravisamento e danneggiamento. Tra loro c’è anche un 20enne arrestato durante i disordini e poi rimesso in libertà con un divieto di dimora nella Città metropolitana di Bologna. Per lui, il processo comincerà il 9 settembre.
L’indagine è affidata al pm Stefano Dambruoso, che sta lavorando per chiarire le responsabilità degli indagati. Le accuse riguardano principalmente i comportamenti violenti adottati durante gli scontri, che hanno causato danni significativi e messo a rischio l’incolumità degli agenti.
Le reazioni politiche e istituzionali
Gli scontri hanno scatenato polemiche politiche, soprattutto perché nello stesso giorno c’è stata una convocazione della piazza da parte di Matteo Lepore, sindaco di Bologna. Vittorio Pisani, capo della Polizia di Stato, ha visitato Bologna per portare un messaggio di calma e equilibrio, incontrando anche la sorella e la nipote di Fakir. L’incontro è stato positivo, con le donne che hanno espresso fiducia nella giustizia e nella polizia italiana.
La situazione a Bologna rimane delicata, con un clima di tensione che persiste. Le indagini continuano per fare chiarezza sugli eventi del 20 luglio e sulle responsabilità dei singoli coinvolti. La città si trova ora a dover affrontare le conseguenze di una protesta che ha messo in luce profonde divisioni e richieste di cambiamento.



