La controversia tra i fratelli Savi torna al centro dell’attenzione mediatica con l’intervento di Fabio Savi, che in un’intervista televisiva ha ribadito la sua versione sui fatti che portarono alla scia di sangue attribuita alla Uno Bianca. Contrariamente alle dichiarazioni rilasciate dal fratello Roberto in un programma diverso, Fabio nega qualsiasi forma di protezione da parte di apparati esterni e si dice pronto a essere interrogato dalla Procura per chiarire le sue parole.
L’intervista, andata in onda il 29 maggio 2026 a Quarto Grado, è stata presentata come un tentativo di mettere ordine tra versioni divergenti che hanno riacceso il dibattito pubblico dopo le rivelazioni di Roberto. Nelle dichiarazioni, Fabio insiste su un quadro molto più semplice e crudo: moventi economici e dinamiche interne al gruppo, senza livelli istituzionali superiori che avrebbero diretto o coperto le azioni criminali.
La negazione delle collusioni
Fabio Savi è stato netto nel respingere la tesi dell’esistenza di coperture: «Protetto da chi?» ha chiesto, sottolineando che essere ancora in carcere dopo 32 anni rende implausibile l’idea di protezioni durature. Per lui, le accuse di complotto o di rapporti con i servizi segreti sono frutto di equivoci e strumentalizzazioni mediatiche.
Argomentazioni e tabulati
Tra le sue ragioni Fabio cita il controllo dei tabulati telefonici e la difficoltà logistica di ipotetici viaggi frequenti a Roma: secondo lui non esistono elementi che confermino incontri regolari con funzionari esterni. Questo argomento è stato usato per contestare la versione di Roberto, la quale evocava spostamenti e contatti con soggetti esterni al gruppo.
Ricostruzione delle azioni e movente
Nel racconto di Fabio, molti episodi più crudi perdono la connotazione di operazioni ordinate da fuori e tornano ad assumere il profilo di azioni criminali scatenate dalla ricerca di denaro. Sulla strage del Pilastro e sull’assalto all’armeria di via Volturno il suo racconto è asciutto: rapine programmate, escalation di violenza e scelte fatali prese nel momento in cui la situazione degenerò.
L’assalto all’armeria di via Volturno
Riguardo all’uccisione dell’ex carabiniere Pietro Capolungo e della titolare Licia Ansaloni, Fabio ribadisce che non si trattò di un «ordine esterno» ma di un evento nato dalla reazione e dal panico in un’azione di rapina. Secondo la sua versione, Capolungo reagì e le circostanze portarono alla tragedia; non per questo, sostiene, la banda fu manovrata da soggetti terzi.
Il confronto tra fratelli e la richiesta di essere ascoltato
Oltre al merito delle ricostruzioni, dall’intervista emergono tensioni personali: il rapporto tra Fabio e Roberto è descritto come «rotto» e «tossico», con accuse di tradimento e incomprensioni che si sono accumulate negli anni di detenzione condivisa. Fabio dichiara di essersi sentito tradito e preferisce tenersi distante dalle parole del fratello, che in passato aveva evocato trame più complesse.
Disponibilità alla Procura e percorso di riparazione
Nonostante la durezza delle azioni commesse, Fabio afferma di aver avviato un percorso di giustizia riparativa e di voler dialogare con le istituzioni giudiziarie per chiarire i punti oscuri. Ha comunicato di aver scritto ai magistrati, offrendo piena disponibilità a essere sentito nella nuova inchiesta che ha riaperto alcune piste investigative. Resta la proposta, non ancora accolta, di un incontro con i familiari delle vittime per un possibile confronto.
Reazioni delle vittime e futuri sviluppi
Le parole di Fabio hanno suscitato risposte dure da parte delle associazioni dei familiari: il presidente dell’associazione delle vittime ha chiesto che le dichiarazioni siano rese in Procura e non in tv, sollecitando chiarezza sui fatti e sull’eventuale presenza di versioni contraddittorie. Per molti familiari, le parole pubbliche non sostituiscono il confronto formale con la magistratura.
La vicenda resta aperta e destinata a nuovi sviluppi giudiziari: la disponibilità di Fabio a essere ascoltato potrebbe offrire elementi utili per chiarire punti rimasti controversi, ma la frattura tra le due versioni dei fratelli Savi mantiene alta l’attenzione mediatica e giudiziaria sulla storia della Uno Bianca.