Il motociclismo italiano piange la scomparsa di Bruno Spaggiari, avvenuta il 23 ottobre a Reggio Emilia. Con 93 anni di vita alle spalle, la sua storia è un mosaico di vittorie, sacrifici e passione per le due ruote, che lo ha reso un punto di riferimento sia per i fan che per le generazioni di piloti che lo hanno seguito.
Gli albori di una carriera su due ruote
Nato l’11 gennaio 1933 a Reggio Emilia, Spaggiari scopre presto l’amore per la bicicletta e, poco dopo, per la moto. Dopo qualche lavoro in una concessionaria locale, partecipa alla selezione effettuata dalla Ducati per scoprire nuovi talenti. Senza mezzi lussuosi, ma con una spiccata abilità, ottiene un posto nella squadra di Borgo Panigale. La sua prima gara ufficiale risale al 1953, nella Venzano-Casina, e nel 1954 conquista la sua prima vittoria.
Successi negli anni Cinquanta
Il 1957 segna un traguardo importante: insieme ad Alberto Gandossi, Spaggiari vince le 24 ore del Montjuïc a Barcellona. L’anno successivo, al volante della Ducati 125 Desmo, ottiene il campionato italiano senior e trionfa al Gran Premio delle Nazioni di Monza, unico podio dell’azienda nella classe 500 del motomondiale. Quei risultati aprono la strada a una carriera ricca di riconoscimenti.
La drammatica 200 Miglia di Imola (1972)
Il 1972 porta Spaggiari al centro della scena con la prima edizione della 200 Miglia di Imola. Dopo aver guidato una Ducati 750 per più di 320 km in testa, la moto rimane improvvisamente priva di benzina proprio nelle ultime curve. L’inglese Paul Smart supera l’italiano, ma il pubblico di Imola lo proclama vincitore morale della gara, canalizzando applausi e riconoscimenti verso Spaggiari. Nello stesso anno, al Gran Premio delle Nazioni di Imola, conquista il terzo posto nella classe 500, registrando l’unico podio della Ducati in quella categoria.
Il ritiro dalle competizioni
Dopo la stagione del 1972, Spaggiari decide di appendere il casco al chiodo nel 1974, ma il suo legame con le corse non si spegne. Con la sua esperienza da collaudatore e concessionario, fonda la Squadra Corse Spaggiari Ducati, un team che diventerà fondamentale per la crescita di giovani talenti.
Mentore di una nuova generazione
Tra le promesse che Spaggiari ha saputo valorizzare, spicca il nome di Franco Uncini, futuro campione mondiale nella 500 cc del 1982. Nel 1975, la sua squadra veste le iconiche livree gialle delle Ducati 750 Supersport, conquistando vittorie a raffica e consolidando la reputazione del team come “bomber” del mondo motociclistico. Uncini ricorda ancora oggi l’attenzione maniacale di Spaggiari per la precisione e la serietà, qualità che gli hanno permesso di emergere nel panorama internazionale.
Il ruolo imprenditoriale e familiare
Parallelamente alla gestione del team, Spaggiari si dedica al commercio di motociclette e, più tardi, all’edilizia. Mai allontanato dal mondo delle due ruote, rimane un punto di riferimento per gli appassionati, custode di aneddoti e testimonianze di un’epoca in cui il pilota doveva fare affidamento quasi esclusivamente sul proprio talento. È sposato con Loredana, padre di Elisabetta ed Emanuela, e nonno di Giada, Giacomo e Miranda. La cerimonia funebre avrà luogo lunedì 26 ottobre alle 17:00 presso la Casa funeraria Reverberi in via Terezin 21, a Rubbianino di Quattro Castella.
Un’eredità che supera l’incertezza dell’Autodromo di Imola
Il futuro dell’Autodromo di Imola appare incerto, ma la memoria di Bruno Spaggiari resta un faro per chi desidera un hall of fame dedicato alla pista. Un ritratto nella hall d’accesso al Museo Checco Costa potrebbe celebrare il suo volto, rendendo omaggio a chi ha fatto della *passione per i motori* un lavoro di vita. In un periodo di cambiamenti, l’eredità di Spaggiari rimane un monito: la determinazione, la modestia e la capacità di trasformare una “sconfitta di benzina” in leggenda.



