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Diritti umani a Ferrara: il modello viennese e le sfide locali

Un incontro internazionale a Ferrara ha messo a confronto l'esperienza viennese con le sfide locali sui diritti umani e il futuro urbano.

Diritti umani a Ferrara: il modello viennese e le sfide locali

Ferrara si trova a un bivio. Da un lato, un’amministrazione che sembra aver messo da parte una visione universale dei diritti. Dall’altro, un vivace mondo associativo che continua a proporre idee e soluzioni. Questo il quadro emerso dall’incontro internazionale “Vienna. Governare la città dei diritti umani”, tenutosi a Factory Grisù e promosso da Abitare il Mondo aps.

L’evento ha visto la partecipazione di Shams Asadi, direttrice dell’Human Rights Office del Comune di Vienna e consulente delle Nazioni Unite, insieme a esperti locali come Romeo Farinella, Alessandra Marin, Caterina Brancaleoni, Richard Lee Peragine e Orsetta Gioco.

Vienna come modello di diritti umani

Vienna è considerata uno dei modelli europei più avanzati nelle politiche urbane orientate ai diritti. Secondo Romeo Farinella, presidente di Abitare il Mondo aps, “una città dei diritti umani non si misura dalle dichiarazioni di principio, ma da come tratta, attraverso politiche e progetti concreti, i conflitti urbani, le minoranze, gli spazi di socialità, il dissenso, la qualità della vita quotidiana, il diritto alla casa, alla città, alla sanità e alla natura.”

L’esperienza viennese dimostra come una città possa mantenere una forte identità locale pur essendo parte di una rete internazionale di solidarietà e confronto. Un approccio che, secondo Farinella, evidenzia le criticità della situazione ferrarese.

Le contraddizioni di Ferrara

“Ferrara vive una contraddizione vivente in questo momento della sua storia”, osserva Farinella. L’architetto e urbanista critica l’amministrazione locale per aver progressivamente abbandonato una visione universale dei diritti, citando esempi come la vicenda del Grattacielo, la riduzione degli spazi di socializzazione e l’invasione del centro storico da parte delle automobili private.

La critica non si limita all’amministrazione, ma coinvolge anche le opposizioni cittadine, accusate di mancare di una strategia e di una visione condivisa. “A questa arroganza del potere non fa da contraltare un’opposizione politica dotata di una strategia e di una visione condivisa”, afferma Farinella.

Il ruolo della società civile

Nonostante il quadro politico apparso debole, Farinella individua un elemento di vivacità nella società civile organizzata. “Un mondo associativo articolato e ricco di iniziative, impegnato su battaglie particolari e generali”, continua a produrre stimoli e prospettive che la città e la sua classe dirigente non sembrano ancora in grado di cogliere pienamente.

L’assenza di una parte significativa della classe dirigente cittadina, non soltanto politica ma anche economica, all’incontro con Shams Asadi è stata interpretata da Farinella come un sintomo della difficoltà a confrontarsi con modelli di sviluppo alternativi e con una diversa idea di città.

Il futuro di Ferrara

Il tema centrale del dibattito è il rapporto con il futuro. “Per alcuni, un futuro realistico significa razionalizzare le pratiche consolidate, restare dentro un modello che, lo si ammetta o no, ha messo in crisi il pianeta. Per altri significa sperimentare modelli e visioni nuove, in cui diritti, solidarietà e coesione sostituiscano – non a parole – la competizione, lo sviluppo delle competenze a detrimento della conoscenza, la ricerca dei talenti a scapito del bene comune”, spiega Farinella.

L’incontro ha lasciato una proposta concreta: “Pensare che Ferrara possa deliberare un giorno il suo ruolo di Città dei Diritti Umani – e dei diritti della Natura – non è un’utopia: è un orizzonte che dà speranza e che merita di diventare una scelta collettiva consapevole”. Un obiettivo che, secondo Farinella, rappresenta una delle possibili risposte alle sfide sociali, ambientali e democratiche che attendono la città nei prossimi anni.

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