La morte di Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto nel quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento della polizia, ha scosso la comunità e acceso un dibattito pubblico. La nipote Yossra ha deciso di rompere il silenzio per raccontare chi era realmente suo zio, sfatando i pregiudizi e chiedendo giustizia.
In un video diffuso dai legali della famiglia, Yossra descrive Abderrahim come un uomo gentile e generoso lontano dai cliché che spesso accompagnano simili vicende. “Era educato, era umano e chi lo ha conosciuto sa che ha passato la sua vita ad aiutare il prossimo”, afferma con convinzione.
Un uomo di cuore, non un titolo di cronaca
Yossra sottolinea come la vita di suo zio non possa essere ridotta a un semplice titolo di cronaca. “Abderrahim non è qualcosa che si può dimenticare domani. È una vita, è una persona, è un uomo che ha lasciato un segno profondo in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo”, racconta con emozione.
La giovane prende le distanze dalle polemiche politiche, dichiarando di non voler alimentare odio o puntare il dito contro nessuno. “Faccio oggi questo video per farvi capire chi era mio zio e per dare voce alla persona che è stata”, spiega, ribadendo la necessità di verità e giustizia.
La manifestazione per la verità
Nel tardo pomeriggio di domenica 26 luglio, centinaia di persone si sono riunite nel quartiere Pilastro per una manifestazione in memoria di Abderrahim. Il corteo, partito dall’incrocio tra via Italo Svevo e via Alfredo Panzini, ha attraversato le strade del quartiere con uno striscione che recitava “Verità e giustizia per Fakir, siamo tutte e tutti Fakir”.
Tra i partecipanti, numerosi cartelli con slogan come “Aboliamo la polizia” e “I can’t breathe”, richiamando simbolicamente la protesta per la morte di George Floyd. Le forze dell'ordine hanno mantenuto le distanze per evitare tensioni, garantendo il regolare svolgimento della manifestazione.
La comunità marocchina in prima linea
La comunità marocchina ha giocato un ruolo centrale nella manifestazione, portando bandiere italiane, marocchine e palestinesi. “Siamo qui in pace, chiediamo di manifestare in pace e speriamo che nostro fratello riposi in pace”, hanno dichiarato gli organizzatori, invitando i partecipanti a mantenere un clima sereno.
La lotta per la verità, diventata internazionale, non si fermerà finché non saranno chiarite le circostanze della morte di Abderrahim. La famiglia, sostenuta dalla comunità, continua a chiedere chiarezza e rispetto per la memoria di un uomo che, secondo sua nipote, “merita umanità perché dietro un nome c’era una persona”.



