In data 12 ottobre 2026, la Corte d’appello di Bologna ha confermato la sentenza di primo grado relativa a una serie di aggressioni e rapine ai danni di almeno sei uomini, tutti tra i cinquanta e i sessant’anni. Il procedimento, iniziato davanti alla giudice Maria Cristina Sarli con la pubblica ministero Elena Caruso aveva già previsto pene detentive e il risarcimento delle spese legali. L’appello ha mantenuto la condanna a sei anni e otto mesi di reclusione per l’imputato principale, riconosciuto colpevole di rapina aggravata e lesioni aggravate e ha confermato la pena di due anni di sospensione condizionale per la compagna.
Meccanismo di adescamento: dalle app di incontri alle rapine in abitazione
Le vittime erano state contattate tramite siti di incontri come Bakecaincontri e attraverso i social network. Le conversazioni online dipingevano un incontro “galante”, ma una volta varcata la soglia di casa, la situazione si trasformava in violenza. Il processo ha evidenziato come gli aggressori sfruttassero lo stigma legato all’omosessualità per intimidire le persone, rendendo difficile per loro chiedere aiuto per timore di giudizi o di rivelare la propria vita privata.
Il caso del bonifico forzato da 3.500 euro
In uno degli episodi ricostruiti, la vittima è stata stordita, legata con fascette di plastica e costretta a effettuare un bonifico istantaneo di 3.500 euro. L’operazione è stata eseguita usando l’impronta digitale sul proprio smartphone, mentre la persona era immobilizzata. L’avvocata Fiorella Shane Arvada operante tramite lo sportello legale del Cassero ha accompagnato la vittima nell’intero iter giudiziario, assicurandosi che il processo prendesse in considerazione anche il danno psicologico subito.
Reazioni della difesa e messaggi di denuncia
Dopo la conferma delle condanne, l’avvocata Arvada ha sottolineato che “La soddisfazione non è per la pena, ma per la giustizia e il disvelamento di un meccanismo che si sta allargando a macchia d’olio”. Ha ribadito l’importanza di rompere il silenzio: “Denunciare questi fatti aiuta a disinnescare il sistema e salva altre potenziali vittime”. Il messaggio, in linea con l’appello del Cassero lanciato già al termine del primo grado, invita a non vergognarsi e a parlare apertamente, superando i tabù sulla sessualità.
La decisione della Corte d’appello di Bologna rappresenta,



