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Bosco Ospizio: la battaglia degli attivisti contro la cementificazione

Dall'alba del 3 agosto, i cittadini di Reggio Emilia si sono mobilitati per proteggere il Bosco Ospizio, un'area verde di 45.000 metri quadrati minacciata da un progetto di cementificazione.

Bosco Ospizio: la battaglia degli attivisti contro la cementificazione

Nel cuore della zona orientale di reggio emilia, un gruppo di cittadini sta combattendo una battaglia senza precedenti per salvare il Bosco Ospizio un’area verde di 45.000 metri quadrati minacciata da un progetto di espansione commerciale. Da quando, il 3 agosto gli attivisti hanno iniziato a presidiare l’area, la tensione è cresciuta, coinvolgendo Forze dell’OrdineConad Centro Nord e l’intera comunità locale.

L’inizio della protesta e i primi scontri

Tutto è iniziato all’alba del 3 agosto quando decine di cittadini si sono presentati davanti ai cancelli del Bosco Ospizio per impedire l’accesso agli operai incaricati di iniziare i lavori di abbattimento degli alberi. La protesta nonviolenta ha visto i manifestanti sedersi davanti agli ingressi, creando un scudo umano per proteggere il bosco. Gli operai, arrivati con ruspe e mezzi pesanti, hanno tentato di aprire i cancelli, ma sono stati bloccati dalla determinazione dei cittadini.

La strategia degli attivisti

Gli attivisti hanno adottato una strategia di resistenza pacifica, rinnovando i permessi per trasformare la protesta in un presidio permanente. Hanno montato tende e trascorso le notti all’interno del bosco, dimostrando una resilienza impressionante nonostante le condizioni climatiche avverse. Con temperature che hanno raggiunto i 39 gradi i manifestanti hanno continuato a vigilare, determinati a proteggere il loro polmone verde.

L’intervento delle Forze dell’Ordine

Nei giorni successivi, la situazione si è fatta più tesa con l’arrivo delle Forze dell’Ordine tra cui PoliziaDigos e carabinieri. Gli agenti hanno identificato e filmato gli attivisti, ma non sono riusciti a scoraggiare la loro iniziativa. Gli operai hanno tentato di forzare i cancelli, arrivando a utilizzare un flessibile a pochi centimetri dalle teste dei manifestanti. Nonostante le pressioni, i cittadini sono rimasti fermi, riuscendo a respingere gli attacchi.

La svolta del 5 agosto

Il 5 agosto ha segnato una svolta nella protesta. Per la prima volta, non sono arrivati mezzi pesanti, ma solo le Forze dell’Ordine. Gli attivisti, già presenti in gran numero, hanno impedito l’accesso agli operai. Questo ha portato a una tregua temporanea permettendo ai manifestanti di consolidare il loro presidio. Da quel giorno, le Forze dell’Ordine non sono più intervenute, lasciando spazio alla resistenza pacifica dei cittadini.

Le richieste degli attivisti

Gli attivisti chiedono che il Bosco Ospizio venga riconosciuto come microforesta urbana sottolineando la sua importanza per il clima e la qualità della vita nella zona. Il bosco si trova in una posizione strategica, a ridosso del traffico e tra due scuole dell’infanzia, rendendolo un elemento fondamentale per la comunità. I comitati chiedono a Conad di fermare i lavori e aprire un dialogo per trovare una soluzione alternativa che preservi il verde urbano.

La lotta per salvare il Bosco Ospizio continua, con i cittadini determinati a difendere il loro spazio verde nonostante le difficoltà. La loro resistenza è un esempio di impegno civico e di lotta per un futuro più sostenibile.

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