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Crescita delle allergie pediatriche: sintomi, terapie e prevenzione

A Bologna nel 2026 l’ambulatorio di Allergologia pediatrica del Sant’Orsola ha visitato 2.300 bambini: un quadro che riflette una tendenza globale e richiede informazione e prevenzione

Crescita delle allergie pediatriche: sintomi, terapie e prevenzione

Bologna, 20 maggio 2026. L’aumento delle allergie pediatriche è ormai palpabile anche nelle corsie ospedaliere: l’ambulatorio di Allergologia pediatrica del Sant’Orsola ha registrato 2.300 visite nel 2026, con un incremento del 3% rispetto all’anno precedente e circa 300 accessi in più rispetto al 2026. Questo scenario non è isolato: dati internazionali suggeriscono un’espansione del fenomeno che interessa diversi tipi di reazioni allergiche, dalle forme respiratorie alle intolleranze alimentari, passando per le reazioni a farmaci e alle punture di imenotteri.

Per genitori e operatori scolastici la sfida è doppia: riconoscere i segnali precocemente e sapere come comportarsi. L’aumento dei casi impone di rivedere le pratiche quotidiane, dalla gestione della casa alle scelte terapeutiche. L’associazione Asmallergia Bimbi ribadisce l’importanza dell’informazione corretta e del supporto alla ricerca, sottolineando come prevenzione e terapie mirate possano cambiare l’evoluzione delle patologie nei più piccoli.

Caratteristiche e portata del fenomeno

Le patologie allergiche pediatriche comprendono un ampio spettro: dalla rinite allergica, spesso legata a pollini, acari della polvere e muffe, alle allergie alimentari che predominano nei primissimi anni di vita. A questi si aggiungono reazioni a farmaci e a punture di imenotteri (api e vespe). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2050 circa la metà della popolazione mondiale potrebbe essere colpita da patologie allergiche, con un impatto particolarmente rilevante in età pediatrica. Le stime locali del Sant’Orsola si inseriscono in questo quadro, confermando una crescita costante della domanda di valutazioni specialistiche.

Fattori che favoriscono l’aumento

Gli esperti indicano più cause concomitanti: l’inquinamento ambientale, i mutamenti negli stili di vita e l’esposizione ridotta a microrganismi nella prima infanzia. Il professor Marcello Lanari, direttore della Clinica Pediatrica del Sant’Orsola, sottolinea come questi elementi contribuiscano all’aumento delle manifestazioni allergiche e al loro impatto sulla qualità della vita. È importante, però, evitare allarmismi e concentrarsi su diagnosi tempestive e percorsi terapeutici appropriati.

Come riconoscere i segnali e a chi rivolgersi

I sintomi variano in base al tipo di allergia: dalla pelle (con orticaria e prurito) alle vie respiratorie (naso chiuso, scolo nasale, starnuti persistenti) fino a disturbi gastrointestinali come vomito e diarrea. Nei casi più gravi possono comparire reazioni sistemiche. La responsabile dell’ambulatorio, Arianna Giannetti, evidenzia che molte preoccupazioni nascono da informazioni incomplete diffuse online; non tutte le sospette allergie vengono poi confermate: per questo è fondamentale non avviare diete di esclusione o terapie fai-da-te senza valutazione medica.

Il ruolo del pediatra e degli esami

Il primo riferimento resta il pediatra di libera scelta, che valuta i sintomi e decide se indirizzare allo specialista. La diagnosi si basa su una dettagliata anamnesi e su test specifici come i prick test e le analisi del sangue. Solo dopo aver identificato l’allergene responsabile si definisce un piano terapeutico che combina misure di evitamento e farmaci per il controllo dei sintomi.

Terapie e misure pratiche di prevenzione

Il trattamento può prevedere diverse strategie. Per le allergie respiratorie disponibili opzioni farmacologiche per alleviare i sintomi e, per i casi selezionati, la immunoterapia allergene-specifica: un percorso che mira a indurre tolleranza nei confronti dell’allergene. Come spiega Giannetti, l’immunoterapia allergene-specifica può modificare il decorso della malattia se iniziata per tempo, riducendo l’evoluzione verso forme più gravi come l’asma.

Nel campo delle allergie alimentari emergono soluzioni innovative, tra cui l’immunoterapia orale, pensata per aumentare la soglia di tolleranza e diminuire il rischio di reazioni severe. Queste terapie richiedono centri specializzati e percorsi controllati per garantire sicurezza ed efficacia.

Consigli pratici per la vita quotidiana

Alcune semplici precauzioni possono ridurre l’esposizione agli allergeni: limitare le attività all’aperto nelle ore di picco pollinico e usare la funzione di ricircolo in auto, fare la doccia dopo essere stati fuori e mantenere ambienti domestici puliti e areati. Per ridurre gli acari della polvere è utile lavare la biancheria a temperature elevate e utilizzare coperture antiacaro per materassi e cuscini. In camera da letto è preferibile un arredamento essenziale, evitando tappeti e tessuti che trattengono allergeni.

Per le allergie alimentari è fondamentale leggere le etichette, evitare contaminazioni e informare scuola e caregiver. Nei casi a rischio, i farmaci prescritti devono essere sempre a portata di mano e i familiari formati sul loro uso. In caso di reazioni a farmaci o a punture di insetto è importante segnalare eventi precedenti al pediatra e agli operatori sanitari.

Ricerca, sostegno e informazione

L’associazione Asmallergia Bimbi svolge un ruolo chiave nel supporto alle famiglie e nella promozione della ricerca. Ha finanziato la Pediatria con oltre 120.000 euro in progetti e borse di studio; quest’anno ha destinato 25.000 euro a un progetto multicentrico volto a creare un Registro nazionale di pazienti pediatrici con allergie respiratorie trattati con immunoterapia allergene-specifica. L’obiettivo è raccogliere dati su efficacia e sicurezza e seguire l’evoluzione clinica nel tempo, migliorando la conoscenza e le pratiche terapeutiche.

«La nostra attività mira a formare specialisti, informare le famiglie e sensibilizzare le scuole», spiega Federica Spada, presidente dell’associazione. Sostenere la ricerca in allergologia pediatrica significa investire nella salute dei bambini e ridurre il rischio di eventi gravi come lo shock anafilattico, di cui ogni anno si registrano purtroppo ancora vittime.

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