Durante l’udienza del processo che riguarda le presunte esenzioni vaccinali, una mezza dozzina di pazienti ha preso la parola per ricostruire la propria versione dei fatti. In aula hanno negato di aver richiesto o ottenuto certificazioni false e hanno attribuito le anomalie al trasferimento delle informazioni sulla piattaforma telematica, una fase che dicono di non aver mai seguito né compreso appieno. Le dichiarazioni hanno cercato di spiegare il motivo clinico che, a loro avviso, legittimava l’esenzione.
I testimoni hanno ripercorso motivazioni diverse: alcuni hanno parlato di allergie per le quali il medico avrebbe suggerito la consultazione di uno specialista, altri hanno citato la presenza di una mutazione genetica che, secondo loro, aumentava il rischio correlato alla vaccinazione. Diverse persone hanno inoltre riferito di avere sviluppato un timore verso la terza dose dopo aver avuto il Covid o dopo la seconda inoculazione, elementi che poi sarebbero stati certificati dal medico imputato come ragioni di esenzione, inizialmente su carta e successivamente caricate nella piattaforma dedicata.
Il quadro processuale e le udienze già svolte
Il procedimento ha attraversato una prima fase che si è conclusa con l’udienza preliminare, durante la quale otto persone hanno optato per il patteggiamento con pene comprese tra sei mesi e cinque mesi e dieci giorni. Quattro imputati avevano scelto il rito abbreviato: di questi, uno è stato assolto per tenuità del fatto, due sono stati prosciolti perché «il fatto non costituisce reato» in presenza di prove ritenute insufficienti o contraddittorie, e uno è stato invece condannato a sei mesi. Gli altri 36 coinvolti sono stati rinviati a giudizio e la fase dibattimentale è proseguita con le testimonianze dei pazienti.
Le indagini e gli elementi raccolti
L’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Angela Scorza ha ricostruito come, a giustificazione delle esenzioni, siano state invocate condizioni quali allergie, mutazioni genetiche o specifici rischi clinici. L’attività investigativa ha toccato sette medici e 29 pazienti, prevalentemente residenti a Ravenna, con casi anche dalle province di Ferrara, Forlì-Cesena e Bologna. Gli accertamenti hanno posto l’accento sulla modalità di inserimento delle esenzioni nella procedura elettronica, che è uno dei punti più dibattuti all’interno del processo.
Il ruolo della piattaforma telematica
Secondo le ricostruzioni, molte esenzioni sono state formalizzate prima su supporto cartaceo e in seguito trasposte nella piattaforma telematica dedicata. I pazienti ascoltati in aula hanno spesso sottolineato di non aver controllato né autorizzato personalmente quel caricamento digitale, sostenendo che la responsabilità tecnica del passaggio informatico non fosse di loro competenza. In questa fase emergono questioni relative alle procedure amministrative e alla tracciabilità delle certificazioni.
Il principale imputato e il contesto
Al centro dell’inchiesta c’è il medico di base Luca Graziani, titolare di ambulatori a Ravenna e Mezzano, figura nota e stimata tra alcuni pazienti ma anche riconosciuta per posizioni critiche nei confronti delle misure anti-Covid. Nelle fasi più acute della pandemia è stato ricordato anche tra i manifestanti. La procura ha evidenziato un elemento ritenuto anomalo: Graziani non era vaccinatore. Anzi, le verifiche hanno accertato che lo stesso medico era stato escluso dalla vaccinazione con data del 31 marzo 2026, certificazione rilasciata da un collega medico di base con l’intermediazione di un altro collega.
Le prossime tappe e la strategia difensiva
La difesa ha annunciato che dopo le ultime testimonianze degli imputati verranno ascoltati i primi testi chiamati a corroborare le tesi degli accusati; la prossima udienza è fissata per metà settembre. I pazienti hanno ribadito davanti al giudice il loro convincimento di aver avuto motivazioni valide per l’esenzione e la mancata consapevolezza sulle modalità con cui le certificazioni sono state poi inserite nella piattaforma. Resta al centro del dibattito la verifica delle responsabilità tra accertamenti clinici, procedure amministrative e la tracciabilità informatica delle esenzioni.
Il processo prosegue con l’obiettivo di chiarire se le esenzioni siano state concesse legittimamente o se vi siano state irregolarità nella loro formalizzazione e trasmissione digitale. Sullo sfondo rimangono questioni di ordine medico, legale e tecnologico che coinvolgono pazienti, professionisti sanitari e strumenti informatici usati per gestire le certificazioni.