La Fondazione della Comunità di Ferrara e Provincia – Ente Filantropico è stata ufficialmente costituita nel con l’obiettivo di trasformare i lasciti storici in strumenti attivi per lo sviluppo sociale e culturale della provincia di Ferrara. Nato dall’aggregazione di quattro fondazioni legate ai lasciti testamentari, il nuovo ente raccoglie l’eredità della storica Fondazione Estense per proiettare il patrimonio verso progetti partecipati e di lungo periodo. Come ha dichiarato il presidente Riccardo Maiarelli, questa trasformazione rappresenta “un nuovo punto di partenza”, una fase di riscoperta dell’impegno filantropico sul territorio.
La nascita dell’ente e il suo ruolo nel territorio
La costituzione della Fondazione è stata determinata anche dalla recente incorporazione della Fondazione bancaria Estense nella Fondazione di Modenasituazione che avrebbe lasciato Ferrara senza un punto di riferimento filantropico. L’operazione ha portato alla creazione di un soggetto iscritto al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore e riconosciuto come ente filantropico. Secondo Maiarelli, la nuova struttura non avrà il proprio baricentro «dentro il palazzo, ma fuori, tra le persone», con la vocazione a trasformare il patrimonio in «opportunità, relazioni e progetti» per la comunità.
Attori istituzionali presenti alla presentazione
Alla presentazione hanno partecipato rappresentanti istituzionali e del mondo delle fondazioni: Giovanni Azzone (presidente nazionale di Acri), Matteo Tiezzi (presidente della Fondazione di Modena), Vincenzo Meola (dirigente della Vigilanza Fondazioni di origine bancaria al Ministero dell’economia e delle finanze), il sindaco delegato con l’intervento di Marco Gulinelli (assessore alla Cultura del Comune di Ferrara) e Patrizio Bianchi per il saluto dell’Università di Ferrara. I contributi hanno sottolineato come la nuova fondazione rappresenti «un nuovo stadio evolutivo» per il sistema delle fondazioni territoriali e un’opportunità di rafforzare il legame con la comunità.
Risorse disponibili e modello di intervento
Sul piano economico, la Fondazione può contare su un accordo con la Fondazione di Modena che prevede uno stanziamento complessivo di 14 milioni di euro destinati esclusivamente alla provincia di Ferrara per il periodo 2026-2027. A queste risorse si somma un patrimonio di dotazione superiore ai 10 milioni di euro derivante dall’aggregazione dei quattro lasciti fondativi. Il presidente Maiarelli ha definito la strategia dell’ente come quella di un «paziente investitore sociale», orientato a sostenere processi di lungo periodo anziché cercare effetti immediati.
La Fondazione intende inoltre sviluppare attività di raccolta fondi coinvolgendo cittadini, imprese, associazioni ed enti per trasformare la generosità diffusa in un capitale collettivo. Come spiegato dal presidente, “la vera forza di una fondazione di comunità è trasformare tanti gesti di generosità, grandi e piccoli, in un capitale collettivo”. Sono già stati pubblicati i primi bandi per un valore complessivo di 200 mila euro e avviati progetti pilota operativi sul territorio.
Linee programmatiche e aree di intervento
Le strategie operative per il prossimo quadriennio si articolano in tre direttrici principali: Persona, Cultura e Pianetain coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030. L’area Persona affronterà temi come il welfare inclusivo, il sostegno agli anziani e alle persone con disabilità, la prevenzione della povertà educativa e la riduzione della dispersione scolastica. Nell’ambito della Cultura la fondazione investirà nella valorizzazione del patrimonio territoriale e nel sostegno alle imprese creative come strumento di coesione sociale. L’area Pianeta promuoverà ricerca, innovazione e progetti legati alla transizione ecologica con ricadute concrete per la provincia di Ferrara.
Tra le iniziative già operative figura «Alleanza Digitale», progetto dedicato all’educazione all’uso consapevole delle tecnologie, e programmi rivolti ai giovani per creare spazi di aggregazione e percorsi educativi alternativi alle sospensioni scolastiche. Il modello annunciato privilegia l’ascolto del territorio: «Una fondazione di comunità non decide al posto del territorio. Ascolta il territorio, ne raccoglie le energie e le rimette in circolo», ha ribadito Maiarelli.
Il percorso è stato definito dal Ministero come «non una semplice operazione tecnica, ma un’occasione di rilancio», nelle parole del dirigente Vincenzo Meolamentre Matteo Tiezzi ha confermato che il rapporto con la Fondazione di Modena «proseguirà nel tempo», garantendo continuità nelle erogazioni e nel supporto ai progetti locali. Per l’amministrazione comunale, rappresentata dall’assessore Marco Gulinellila nuova fondazione è stata descritta come «una casa aperta alla comunità» e «un patrimonio dell’intera città», pensata per trasformare una fase di cambiamento in opportunità di crescita collettiva.



