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Linee guida polizia: come gestire persone non collaborative e crisi psichiatriche

Scopri come le forze dell'ordine gestiscono situazioni critiche con persone non collaborative o in crisi psichiatriche

Linee guida polizia: come gestire persone non collaborative e crisi psichiatriche

Le forze dell’ordine operano in contesti complessi dove ogni decisione può avere conseguenze gravi. Per questo, la Direzione centrale anticrimine insieme alla Direzione centrale di sanità e all’Ispettorato delle scuole della Polizia di Stato ha elaborato delle linee guida per la gestione di persone non collaborative.

Queste linee guida, trasmesse dal Ministero dell’interno l’11 maggio 2026, mirano a uniformare i comportamenti degli agenti in situazioni di emergenza, riducendo al minimo i rischi fisici, penali e disciplinari.

La gestione delle persone non collaborative

Le persone non collaborative possono includere soggetti violenti, individui sotto l’effetto di alcol o droghe, persone in crisi emotiva o con fragilità psichiatriche. La prima regola per gli agenti è mai agire da soli.

Quando viene segnalata una persona alterata, la pattuglia deve informare immediatamente la sala operativa e richiedere rinforzi. La presenza di operatori sanitari è cruciale per valutare le condizioni cliniche e indicare le precauzioni necessarie.

La de-escalation è la prima tecnica operativa indicata. Gli agenti devono mantenere una distanza di sicurezza, osservare il linguaggio del corpo e utilizzare un tono pacato e comprensibile. L’obiettivo è far percepire alla persona che l’obiettivo è uscire insieme dalla situazione senza che nessuno si faccia male.

Quando è legittimo usare la forza

L’uso della forza non è automatico. L’agente deve verificare che il pericolo sia attuale, l’intervento necessario e urgente, e che non esistano alternative praticabili. La forza deve essere necessaria, proporzionata, graduale e interrotta immediatamente quando il pericolo cessa.

Le linee guida richiamano la sentenza della Corte di Cassazione sul caso di Federico Aldrovandi, invitando gli operatori all’uso della minor violenza possibile per immobilizzare i soggetti che oppongono resistenza.

Strumenti e tecniche di contenzione

Le linee guida elencano vari strumenti disponibili: forza muscolare, manette, fasce in velcro, spray al peperoncino, sfollagente, taser e arma da fuoco. La scelta dipende dalla minaccia, dall’ambiente e dalle condizioni della persona.

La forza fisica deve essere misurata e finalizzata esclusivamente al controllo. Le manette possono essere impiegate quando esistono pericolosità o rischio di fuga, ma non devono trasformarsi in una forma di punizione.

Spray, manganello e taser sono strumenti coercitivi e devono essere utilizzati solo da personale formato, rispettando le procedure e valutando i rischi specifici. La pistola rappresenta l’extrema ratio e può essere utilizzata solo quando gli altri mezzi non sono praticabili o si sono rivelati inefficaci.

L’immobilizzazione e la posizione prona

Le linee guida avvertono espressamente che non deve essere prolungata la posizione prona, cioè con il volto e il torace rivolti verso terra. Deve essere evitata anche la compressione del torace, perché può compromettere la respirazione e il sistema cardiocircolatorio.

Una volta messa in sicurezza, la persona dovrebbe essere girata su un fianco o sistemata in una posizione che le consenta di respirare. Gli agenti devono controllare eventuali segni di malessere e intervenire immediatamente se compaiono difficoltà respiratorie o perdita di coscienza.

Crisi psichiatriche e contenzione

In presenza di una grave alterazione psichiatrica, il compito della polizia è mettere in sicurezza la scena e consentire ai sanitari di intervenire. Gli agenti non devono sostituirsi al personale medico né trasformare il ricovero in un’operazione di ordine pubblico.

Uno studio nazionale condotto in Svezia ha ricostruito 52 morti improvvise avvenute durante interventi di contenzione tra il 1992 e il 2026. Nel 90% dei casi era stata utilizzata la posizione prona e nel 69% erano emersi elementi legati all’assunzione di sostanze stimolanti.

Il principio che attraversa l’intero documento è semplice: un poliziotto non deve vincere contro la persona che ha davanti. Deve interrompere una condotta pericolosa arrecando il minor danno possibile. La legittimità dell’intervento non dipende soltanto dal motivo per cui è iniziato, ma anche da come prosegue.

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