9 Settembre 2026 ☁ 23°

Scontri a Bologna: la reazione politica alla morte di Fakir e alla guerriglia urbana

Bologna si è svegliata ferita dopo una notte di guerriglia urbana. La morte di Abderrahim Fakir ha scatenato violenze e polemiche politiche.

Scontri a Bologna: la reazione politica alla morte di Fakir e alla guerriglia urbana

La notte tra il 20 e il 21 luglio 2026, Bologna è stata teatro di violenti scontri che hanno lasciato segni profondi nella città. La scintilla che ha acceso la miccia è stata la morte di Abderrahim Fakir un 42enne deceduto durante un’operazione di polizia nel quartiere del Pilastro. La manifestazione pacifica in piazza del Nettuno si è trasformata in una guerriglia urbana che ha devastato il centro storico.

La notte di violenza a Bologna

Le strade di Bologna, in particolare via Ugo Bassi, sono state teatro di una violenza inaudita. Vetrine infrante, auto del Comune date alle fiamme, dehor devastati e bici elettriche del servizio sharing sfasciate. La polizia ha fronteggiato i manifestanti con lacrimogeni e idranti, ma il bilancio è stato pesante: 64 agenti feriti con prognosi che vanno dai 3 ai 35 giorni. Tra i feriti anche un collaboratore dell’Espresso. La tensione è salita alle stelle, con un giovane arrestato e poi rimesso in libertà, e diversi altri che saranno denunciati.

Il contesto della manifestazione

La manifestazione era stata convocata dal sindaco Matteo Lepore per chiedere verità e giustizia per la morte di Fakir. Tuttavia, la situazione è degenerata rapidamente. Dopo l’intervento commosso della nipote di Fakir, i manifestanti si sono spostati in piazza Roosevelt, vicino a Prefettura e Questura, dove la tensione è cresciuta fino a sfociare nella violenza. La proiezione dei Pirati dei Caraibi, prevista in un cinema all’aperto, è stata annullata a causa degli scontri.

Le reazioni politiche

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la violenza inaccettabile e ha criticato chi ha alimentato il clima di odio verso le forze dell’ordine. “Sul decesso di Abderrahim Fakir – ha precisato – è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. Ma nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine.” Meloni ha anche preso le distanze dal video con l’IA in cui Roberto Vannacci, in un’arena dell’Antica Roma, ordina di giustiziare esponenti dell’opposizione.

Le accuse e le risposte

Il centrodestra e i sindacati delle forze dell’ordine hanno chiesto le dimissioni del sindaco Lepore, accusato di aver alimentato la rabbia con la convocazione della manifestazione. Lepore ha risposto che “Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna.” Ha anche ribadito che “chiedere verità e giustizia non significa delegittimare chi indossa una divisa.”

Le dichiarazioni dei partiti

Il leader del M5s, Giuseppe Conte ha attaccato: “Nel caso Roggero non parliamo assolutamente di legittima difesa, parliamo di una rappresaglia, una vendetta.” Anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio ha precisato che “non c’è uno scudo penale, al massimo si potrebbe parlare di scudo processuale” per quanto riguarda la norma applicata per la prima volta a 4 agenti e due operatori sanitari coinvolti nel caso di Fakir.

Carlo Calenda, leader di Azione, ha criticato sia Meloni che Elly Schlein, accusandole di essere incapaci a condannare gli estremismi. “Ho l’impressione che la situazione stia andando un po’ fuori controllo”, ha scritto Calenda in una nota.

La segretaria del Pd, Elly Schlein ha dichiarato: “Abbiamo chiesto subito di accertare fino in fondo e fare piena luce su quello che è accaduto con la morte di Fakir. È doveroso che le istituzioni chiedano di fare piena luce, qualcosa non è andato come doveva.”

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