Un caso complesso e delicato si è concluso con una sentenza del tribunale del lavoro di Modena. Un operaio di circa 40 anni, assunto a tempo indeterminato dalla Ferrari, è stato licenziato a per comportamenti molesti verso una collega. La vicenda, iniziata con una relazione extraconiugale, si è trasformata in un incubo per la donna, costringendo l’azienda a intervenire.
La storia ha avuto un epilogo legale con la sentenza del giudice del lavoro Vincenzo Conteche ha respinto la richiesta di reintegro e risarcimento di 200mila euro avanzata dall’operaio. Il tribunale ha riconosciuto solo 14 mensilità di indennizzo, stabilendo che il licenziamento era giustificato.
La relazione extraconiugale e le molestie
Secondo il resoconto processuale, l’operaio aveva intrattenuto una relazione extraconiugale con una collega del reparto corse clienti. Quando la relazione si è interrotta, l’uomo ha iniziato a manifestare atteggiamenti ostili e molestie verso la donna. La collega, stanca delle continue pressioni, si è rivolta alle risorse umane della Ferrari e ai carabinieri.
La Ferrari ha avviato un provvedimento disciplinare, culminato nel licenziamento dell’operaio. Il questore di Modena ha emesso un ammonimento, invitando l’uomo a cessare immediatamente le condotte lesive. Nonostante ciò, l’operaio ha deciso di impugnare il licenziamento in tribunale, chiedendo di essere reintegrato e un risarcimento di 200mila euro.
I messaggi offensivi e le telefonate anonime
La collega aveva dovuto bloccarlo, ma tramite numeri anonimi sono continuate telefonate e messaggi offensivi sull’utenza aziendale. Tra i messaggi inviati dall’operaio, alcuni esempi sono: «Ciao… perché…? Hai sbagliato, distrutto tutto, sei tenebra e fulgido allo stesso momento perfida e poco sincera bimba viziata! Non hai capito nulla sarà tardi quando lo farai. Ma tanto sei egoista per farlo. Questa me la paghi». E ancora: «Mi fai veramente schifo, sei vomitevole, sparisci dalla circolazione e se mi vedi abbassa la testa, te ne pentirai».
La decisione del tribunale
Il giudice del lavoro Vincenzo Conte ha rigettato le richieste di reintegro e risarcimento avanzate dall’operaio. La sentenza ha stabilito che il licenziamento era illegittimo ma non rientrava nei casi in cui la legge consente di rimettere il lavoratore in azienda. Il giudice ha riconosciuto che i fatti contestati all’operaio erano reali e avevano un certo profilo di illiceità.
L’avvocato Francesco Pariseesperto in materia, ha spiegato la ratio della sentenza: «Il giudice dice che il licenziamento è illegittimo ma non rientra nei casi in cui la legge consente di rimettere il lavoratore in azienda, quindi niente reintegra, o risarcimento, ma solo indennità monetaria. Il giudice accerta che i fatti contestati al lavoratore ci sono e hanno un certo profilo di illiceità».
Il tribunale ha sottolineato che la condotta dell’operaio si è protratta per un breve arco temporale e che poi ha desistito spontaneamente dal porre in essere ulteriori atti lesivi nei confronti della collega. La sentenza ha anche giustificato l’operato della Ferrari, evidenziando che l’azienda è tenuta a preservare la salute psico-fisica dei lavoratori e ad attivarsi per rimuovere eventuali condotte lesive.
L’operaio non lavorerà più in Ferrari e non otterrà i 200mila euro di risarcimento, ma solo le 14 mensilità che gli spettano. La vicenda, che sembra tratta da una soap opera, ha avuto un epilogo legale che ha confermato la giustezza del licenziamento da parte della Ferrari.



