Il 31 agosto 2022, all’interno del penitenziario di Dozza, un prigioniero italiano ha subito un violento pestaggio di gruppo. L’uomo, noto per aver difeso un compagno da un’ aggressione omofoba è stato aggredito da una rissa armata di lamette, bastoni, tubi di ferro e forchette piegate. L’attacco è stato definito brutale e ingiustificata dalle autorità giudiziarie.
Le circostanze dell’attacco nella prigione di Dozza
L’intervento di un detenuto, che ha cercato di fermare un’offensiva a sfondo omofobo, ha scatenato la reazione ostile di tre cittadini di origine nordafricana: due tunisini di 26 e 33 anni e un marocchino di 24. Gli aggressori, insieme ad altri individui non ancora identificati, hanno colpito la vittima con una molteplicità di oggetti contundenti, provocandogli lesioni tali da renderlo incapace di svolgere le normali attività per più di 40 giorni.
Il ruolo del difensore e la risposta delle autorità
Il ricorrente, assistito dall’avvocato Stella Pancari ha sporto una denuncia civile contro i responsabili e contro il ministero della giustizia ritenuto corresponsabile per la gestione dell’instituto carcerario. La parte civile ha richiesto il risarcimento dei danni subiti, sostenendo che la struttura carceraria non ha garantito la sicurezza necessaria per evitare un simile episodio.
Il procedimento giudiziario a Bologna
Il caso è stato portato davanti al tribunale di Bologna dove i tre imputati sono stati accusati di lesioni personali aggravate. La difesa è affidata agli avvocati Felicia CascianoSuela Fani e Luca Sebastiani i quali hanno sottolineato la mancanza di prove concrete sul coinvolgimento diretto di ciascuno degli accusati nei fatti riferiti.
Nel corso dell’udienza, l’avvocato Pancari ha dichiarato: “I fatti di causa restituiscono il quadro di un’aggressione brutale e ingiustificata maturata all’interno del carcere Dozza. Il mio assistito è intervenuto con coraggio per porre fine a un’aggressione a sfondo omofobo nei confronti di altro detenuto pagando a caro prezzo questo gesto. Confidiamo nell’accertamento rigoroso delle responsabilità degli imputati e della struttura carceraria”.
Il processo continua con l’esame delle testimonianze dei carcerati e del personale penitenziario, nella speranza di chiarire le responsabilità individuali e le eventuali falle di sicurezza che hanno permesso il verificarsi di un simile episodio all’interno di una struttura statale.



