Il 19 luglio, nel quartiere Pilastro di Bologna, gli agenti di polizia sono intervenuti in risposta a una segnalazione di agitazione. Durante l’operazione, il carpentiere marocchino Abderrahim Fakir, 42 anni, è stato immobilizzato a terra, ammanettato dietro la schiena e vincolato alle gambe con fasce di velcro. Le registrazioni delle bodycam hanno catturato alcune frasi che hanno subito suscitato scalpore.
Le registrazioni delle bodycam e le parole dei poliziotti
Nel video si sente, in primo piano, una voce chiedere se l’uomo sia ancora vivo: “Sta respirando?“. Un agente risponde in modo distaccato: “Per me può essere pure schiattato guarda”. Poco dopo, un altro collega replica: “Sì sì sta respirando“. Quando il soccorritore segnala che l’uomo è incosciente, la conversazione si fa più cruda: “È schiattato ah” seguito da “C… me ne frega a me“. Le parole, pronunciate prima che la morte fosse confermata, hanno alimentato una forte indignazione pubblica.
Risultati della perizia e cause della morte
La procura di Bologna ha pubblicato la perizia medica il giorno prima del 28 ottobre. Gli esperti hanno individuato un’insufficienza respiratoria acuta come causa immediata del decesso, aggravata da una grave intossicazione da cocaina e da una severa cardiopatia. Oltre a questi fattori, il rapporto sottolinea due elementi legati all’intervento: la posizione prona prolungata (circa 6 minuti e 27 secondi) e le difficoltà nell’applicazione delle manette, dovute anche alla rottura della chiave.
Dettagli sulla posizione prona e le manovre di contenimento
Secondo i consulenti tecnici, tenere Fakir prono con le braccia bloccate dietro la schiena ha limitato la capacità respiratoria, contribuendo a una rapida ipossia. I volontari della Croce Rossa, intervenuti subito dopo la polizia, hanno effettuato il soccorso con ritardo, il che ha ulteriormente ridotto le probabilità di sopravvivenza, stimate intorno al 15 %. La relazione evidenzia anche carenze nel triage della centrale operativa del 118, che non ha assegnato il codice rosso richiesto dal manuale.
Reazioni istituzionali e denuncie legali
Il consigliere Detjon Begaj, capogruppo di Coalizione Civica in consiglio comunale, ha condannato le espressioni degli agenti, definendole segno di una cultura di odio e cinismo dentro la divisa. Begaj ha chiesto al Ministero, alla Questura e ai vertici della polizia di avviare un esame interno per evitare ulteriori danni d’immagine e aumentare la percezione di sicurezza. Parallelamente, l’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, ha sporto denuncia per le frasi dei due poliziotti, definendole “profondamente disumane” e chiedendo responsabilità penale.
Il caso ha anche coinvolto quattro volontari della Croce Rossa, indagati per omicidio colposo, mentre i due agenti non risultano indagati direttamente grazie alle recenti norme sullo “scudo penale”. I pubblici ministeri devono ora decidere se approfondire le indagini o archiviare il procedimento, tenendo conto delle conclusioni contrastanti tra i consulenti tecnici e la difesa degli agenti.
Nel frattempo, la procura di Bologna continua a raccogliere testimonianze e a esaminare i video delle bodycam, al fine di stabilire con precisione la responsabilità di ciascun attore nella tragedia. La comunità del quartiere Pilastro osserva con apprensione le indagini, chiedendo trasparenza e garanzie che episodi simili non si ripetano.



