Il 19 luglio scorso, nel cortile interno di un edificio del quartiere Pilastro, a Bologna, si è verificato un episodio che ha scosso l’opinione pubblica. Abderrahim Fakir, un cittadino di 42 anni originario del Marocco, è stato fermato da due agenti di polizia dopo essersi scagliato contro un’automobile parcheggiata in via Italo Svevo. L’intervento, catturato da una bodycam indossata da uno dei due poliziotti, ha documentato gli ultimi minuti di vita dell’uomo, durante i quali i funzionari hanno scambiato frasi al limite del lecito, mentre i soccorritori sanitari tentavano di rianimarlo.
L’azione è iniziata quando Fakir, in evidente stato di agitazione e sotto l’effetto di cocaina, ha picchiato la vettura e ha iniziato a dimenarsi sul suolo. Gli agenti hanno cercato di immobilizzarlo, ma la resistenza dell’uomo ha reso difficile il processo. Dopo averlo fatto cadere a terra, è stato posto in posizione prona, ammanettato dietro la schiena e legato alle gambe con fasce in velcro. Durante la lotta, il 42enne ha urlato ripetutamente “Ahia… aiuto… aiuto”, segnalando una grave sofferenza psicofisica.
Il confronto verbale dei poliziotti
La registrazione della bodycam ha evidenziato una serie di scambi che risultano quasi surreali. Quando uno dei due agenti ha chiesto “Sta respirando?”, l’altro ha risposto con sarcasmo: “Per me può essere pure schiattato guarda”. Pochi secondi dopo, la stessa voce ha confermato: “Sì sì sta respirando”. Tuttavia, il tono è cambiato rapidamente: “È schiattato, ah” è stato pronunciato da un agente, al che l’altro ha replicato seccamente “C… me ne frega a me”. Queste frasi, inserite nella perizia medico-legale depositata alla Procura di Bologna, hanno suscitato sdegno, suggerendo una distanza emotiva preoccupante tra gli operatori di legge e il soggetto in crisi.
Uso del spray urticante e difficoltà nell’ammanettamento
Al minuto 1:33 del filmato è stato impiegato lo spray urticante, previsto per contenere soggetti violenti. Uno degli agenti ha annunziato al collega “Io spruzzo lo spray io, eh”. Il dispositivo ha provocato urla di dolore da parte di Fakir, il quale continuava a chiedere aiuto. L’ammanettamento si è rivelato particolarmente complesso: un agente ha dichiarato di avere una gamba intrappolata tra le braccia del sospetto, lamentandosi: “Ti ho detto che c’avevi la gamba mia in mezzo, che c… m’ammanetti”. Il collega ha risposto “Non ho capito”, alimentando una discussione confusa che ha ulteriormente ritardato l’adeguata gestione della situazione.
Tentativi di rianimazione e conclusione del decesso
Una volta immobilizzato, il 42enne è stato affidato ai soccorritori sanitari. Il primo rilievo è stato che il saturimetro non forniva valori, indicando assenza di ossigenazione. Gli operatori hanno iniziato la rianimazione cardiopolmonare, con il defibrillatore che ha mostrato un ritmo asistolico, senza indicare la necessità di una scarica elettrica. Un sanitario ha comunicato al team: “Paziente in arresto cardiaco, iniziamo la rianimazione”. Durante le compressioni, uno dei poliziotti ha ripetuto: “Se schiatta ci divertiamo”, dimostrando un atteggiamento di distacco patologico. Alla fine, il decesso è stato ufficialmente constatato alle 12:57, dopo che i parametri vitali non sono più comparsi.
Procedura giudiziaria, cause e indagini
La perizia finale redatta dai consulenti tecnici del pubblico ministero ha individuato tre concause nella morte di Abderrahim Fakir: l’immobilizzazione in posizione prona, l’assunzione di cocaina e le pre-esistenti patologie cardiache. La posizione a pancia in giù, mantenuta per diversi minuti, ha ostacolato la respirazione, contribuendo all’insufficienza respiratoria acuta. Attualmente, sei persone sono state iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo: i due agenti di polizia e quattro soccorritori della Croce Rossa intervenuti sul posto. L’avvocato Fabio Anselmo, difensore dei familiari di Fakir, ha annunciato l’avvio di una consulenza di parte per contestare la conclusione ufficiale, sottolineando che la posizione prona non è stata sufficientemente valutata dai periti del PM.



