7 Ottobre 2026 ☁ 23°

Regione Emilia-Romagna crea fondo da 3 milioni per microcredito sociale

Una legge regionale trasforma il microcredito in scudo contro l’usura per le famiglie emiliane.

Regione Emilia-Romagna crea fondo da 3 milioni per microcredito sociale

Quando una spesa inattesa – una separazione, un lutto, la perdita del lavoro o una malattia improvvisa – mette a dura prova il bilancio domestico, il rischio di cadere nella povertà è concreto. In Emilia-Romagna, la giunta regionale ha deciso di intervenire prima che la crisi temporanea diventi una condizione permanente, approvando una normativa dedicata al microcredito sociale. L’obiettivo è fornire a chi è in difficoltà un sostegno rapido, capace di prevenire il sovraindebitamento e di tenere lontani i soggetti dalla trappola dell’usura.

Il provvedimento è stato discusso e adottato nella serata di ieri dall’Assemblea legislativa. Il presidente della Regione, Michele de Pascale ha presentato la legge in videocollegamento da una missione istituzionale a Barcellona, affiancato dall’assessora alla Legalità Elena Mazzoni. Entrambi hanno sottolineato che la misura non è un sussidio ma un strumento di legalità sostanziale destinato a chi rischia di scivolare nello spazio più pericoloso: quello del debito incontrollato.

Fondo di garanzia da tre milioni per il microcredito sociale

Il cuore finanziario del nuovo intervento è un fondo di garanzia e sviluppo da tre milioni di euro, distribuiti equamente – un milione per ciascuno degli esercizi 2026, 2027 e 2028. La gestione è affidata a un accordo istituzionale con l’Ente nazionale per il Microcredito (ENM) organismo vigilato dalla Presidenza del Consiglio, dal MEF e dal MIMIT. Il fondo copre sia la garanzia dei crediti erogati sia i costi di tutoraggio assicurando che le risorse rimangano disponibili nel tempo grazie al rimborso dei prestiti.

Gestione operativa con l’ENM

L’ENM coordina la concessione dei microcrediti, verifica la solidità dei progetti e gestisce il rimborso. In caso di calamità naturali, emergenze o situazioni di grave disagio sociale, le risorse possono essere integrate da altre amministrazioni pubbliche, fondazioni o soggetti privati, ampliando la capacità di risposta della Regione. Questo meccanismo “rotativo” permette al fondo di rigenerarsi e di finanziare un volume di prestiti superiore allo stanziamento iniziale.

Come funziona il microcredito: prestito accompagnato da tutor

Il microcredito sociale non è una semplice erogazione di denaro: ogni beneficio è affiancato da un tutor dedicato, responsabile di accompagnare il beneficiario lungo tutto il percorso di rimborso. Il tutor assiste nella redazione del bilancio familiare, nella gestione delle spese e nella definizione di un piano di sostenibilità economica. L’intervento è pensato per evitare che una spesa imprevista diventi il punto di partenza di una spirale debitoria, fornendo al tempo stesso consulenza finanziaria personalizzata.

Chi può accedere e quali sono i criteri di ammissibilità

La legge si rivolge a persone e famiglie residenti in Emilia-Romagna che si trovano in una fase di vulnerabilità temporanea a causa di eventi come separazioni, lutti, perdita del lavoro, sfratti, spese per cure o per l’assistenza a un familiare, nonché costi non differibili legati a formazione o riavvio professionale. L’accesso non è soggetto a bandi con scadenze prefissate; le domande saranno valutate in base all’ISEE, a ulteriori indicatori di fragilità e a una verifica di sostenibilità per prevenire il rischio di nuovo indebitamento.

Il ruolo del tutor nella gestione del bilancio familiare

Il tutor, scelto tra professionisti con competenze in finanza personale e assistenza sociale, fornisce consigli pratici su come distribuire il reddito, gestire le bollette e pianificare eventuali risparmi. Questo supporto operativo è considerato fondamentale per trasformare il semplice prestito in un vero e proprio percorso di autonomia finanziaria riducendo la dipendenza da soluzioni di credito predatorio.

Con questa normativa, la Regione emilia-Romagna vuole dimostrare che una comunità giusta si misura dalla capacità di prevenire piuttosto che solo dal soccorso d’emergenza. La legge colloca il microcredito sociale al centro delle politiche regionali di contrasto alla povertà, creando una rete integrata con i servizi sociali territoriali, le amministrazioni locali e gli enti del Terzo settore.

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