Il quadro che emerge per le scuole dell’Emilia-Romagna è di crescente difficoltà: secondo la Uil Scuola Emilia-Romagna, la nuova dotazione organica pubblicata dall’Ufficio scolastico regionale comporta la cancellazione di 112 posti tra i collaboratori scolastici. A livello nazionale lo stesso provvedimento deriva dal decreto ministeriale che ha ridotto complessivamente 2.174 unità del personale Ata, decisione che ha acceso proteste e preoccupazioni tra dirigenti, sindacati e famiglie.
La denuncia della Uil, resa pubblica il 21 maggio 2026, sottolinea che la scelta appare scollegata dalla realtà quotidiana degli istituti: negli ultimi anni sono aumentate la complessità organizzativa, le pratiche amministrative e la presenza di alunni con bisogni complessi. Per il sindacato, una riduzione lineare degli organici rischia di trasformarsi in effetti concreti sulla gestione delle scuole e sulla qualità dei servizi offerti.
I numeri e l’impatto locale
Nel dettaglio regionale la dotazione complessiva prevista è di 13.196 unità del personale Ata: tra queste figurano 3.270 assistenti amministrativi, 864 assistenti tecnici e 8.944 collaboratori scolastici, oltre a figure come cuochi, infermieri, guardarobieri e addetti alle aziende agrarie. Nonostante i numeri assoluti possano sembrare consistenti, il sindacato ritiene che siano insufficienti rispetto ai carichi reali, specie in istituti articolati su più sedi o coinvolti nei processi di dimensionamento scolastico.
Dove colpisce e perché
La riduzione delle unità riguarda in misura rilevante le scuole secondarie di secondo grado, mentre gli istituti del primo ciclo risultano esclusi dalle decurtazioni. Questa scelta concentra l’impatto proprio dove spesso gli edifici sono più grandi e dislocati su più plessi, aumentando le esigenze di vigilanza, apertura e supporto logistico. Il risultato è un maggiore carico di lavoro per chi resta in servizio e possibili disservizi nella gestione quotidiana.
Servizi, segreterie e sicurezza in tensione
Il lavoro dei collaboratori scolastici non si limita alla pulizia o alla sorveglianza: include la vigilanza degli spazi, la gestione di ingressi e uscite, l’assistenza durante attività e la collaborazione con le segreterie per supporti logistici. Allo stesso tempo, gli uffici amministrativi affrontano una mole crescente di pratiche legate a progetti, contabilità, supplenze e procedure digitali legate al PNRR e a nuove piattaforme ministeriali. La compressione degli organici rischia di tradursi in ritardi, sovraccarico e ridotta qualità del servizio.
Il nodo dell’inclusione
Tra le preoccupazioni più delicate c’è la tenuta dell’assistenza agli alunni con disabilità. In molte scuole i collaboratori scolastici garantiscono supporti materiali e logistici fondamentali per percorsi di inclusione: dalla mobilità agli interventi di assistenza personale. Inoltre, la figura dell’operatore scolastico, pensata per rafforzare l’assistenza, è stata rinviata rispetto ai tempi inizialmente previsti, creando un vuoto organizzativo che rischia di ricadere sui ragazzi più fragili.
Reazioni sindacali e proposte
Le organizzazioni sindacali, a partire dalla Uil Scuola e dalla Flc Cgil, hanno definito la misura inaccettabile: per loro i criteri numerici usati per la definizione delle dotazioni non tengono conto di esigenze locali e dell’aumento dei compiti amministrativi. La richiesta comune è di superare il taglio lineare e adottare criteri che partano dai reali bisogni dei territori e dalle specificità delle scuole, con investimenti mirati per garantire sicurezza, inclusione e regolarità delle attività scolastiche.
La proposta alternativa dei sindacati include l’aumento degli organici dove serve, la stabilizzazione del personale e un piano di risorse per alleggerire i carichi amministrativi delle segreterie. Senza interventi correttivi, per la Uil diventerà complicato mantenere standard accettabili di funzionamento e tutela degli studenti, soprattutto quelli in condizioni di maggiore fragilità.