Il 30 ottobre 2026 a Bologna un corteo organizzato dai sindacati di base ha trasformato il centro urbano in un grande palco di protesta: secondo gli organizzatori erano oltre 50mila i partecipanti che, partiti da piazza Maggiore, hanno portato in strada lavoratori, studenti e famiglie. La manifestazione, annunciata come sciopero generale, ha percorso i viali della città e in più punti ha forzato l’accesso alla tangenziale, invadendo anche il tratto della A14 che attraversa l’area urbana. I manifestanti hanno denunciato il caro vita, i bassi salari e il riarmo, e hanno espresso solidarietà con la Striscia di Gaza, in una giornata scandita da fumogeni, cartelli e cori che chiedevano “dimissioni” rivolte al governo nazionale.
Ingresso in tangenziale e occupazione dell’A14: dinamica e durata
La manifestazione ha rotto il cordone di polizia in via Stalingrado e ha imboccato le rampe della tangenziale; alcuni partecipanti hanno scavalcato i New Jersey e si sono seduti sulle carreggiate, bloccando il traffico per oltre tre ore. Per circa tre ore il tratto urbano della A14 è rimasto interessato dall’occupazione, con code e chiusure temporanee dei tratti di collegamento; alla fine la maggioranza dei presenti ha deciso di uscire volontariamente e muoversi verso la spazio di arrivo indicato dagli organizzatori. Durante la fase di deflusso, alcuni giovani hanno raccolto rifiuti lasciati lungo le corsie, un gesto che è stato notato e commentato dai presenti.
Gestione dell’ordine pubblico e clima senza scontri
Le forze dell’ordine erano presenti con reparti mobili, camionette, un elicottero di sorveglianza e agenti lungo le rampe: dopo momenti di contatto iniziale la polizia ha in larga parte consentito il passaggio, evitando uno scontro aperto. In alcuni punti finanzieri e agenti si sono tolti il casco o abbassato gli scudi, gesto che alcuni manifestanti hanno accompagnato con applausi o auguri di “buon lavoro”; parole d’ordine come “scusate per il disagio ma stiamo salvando il nostro futuro” hanno accompagnato la protesta. Non si sono registrati episodi di violenza generalizzata: la giornata è rimasta contrassegnata da tensioni locali ma senza scontri degenerativi.
Composizione della mobilitazione e messaggi politici
Il corteo, promosso principalmente dall’organizzazione Usb insieme a collettivi e realtà studentesche, ha visto una nutrita partecipazione giovanile: gruppi di studenti hanno bloccato ingressi di scuole e l’Ateneo prima di unirsi al serpentone partito da piazza Maggiore. Tra gli slogan principali sono emersi inviti a “abbassare le armi e alzare i salari”, accuse al governo e richieste di dimissioni per la premier; non sono mancati cori e cartelli contro il caro vita e per la pace. La presenza di famiglie e lavoratori ha sottolineato il carattere variegato della protesta, che è rimasta concentrata su rivendicazioni economiche e politiche precise.
La mobilità cittadina ha subito forti ripercussioni: la protezione civile e la società autostradale hanno segnalato code, tratti temporaneamente chiusi e rallentamenti su più assi, mentre il traffico in quartieri come Navile è stato paralizzato per ore. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere: esponenti del centrodestra hanno denunciato i disagi per i cittadini e l’azione di gruppi definiti “violenti”; dal lato organizzativo, gli promotori hanno rivendicato la scelta di occupare la tangenziale come strumento di pressione per far sentire le loro rivendicazioni fino a Roma.
La manifestazione si è conclusa nel pomeriggio in piazza Lucio Dalla, tra musica, canti e un convoglio con casse che ha accolto i manifestanti in arrivo. L’ultimo gruppo ancora presente nella tangenziale ha lasciato l’area dopo un’ultima votazione per procedere verso la Tettoia Nervi, e la protesta si è sciolta senza scontri significativi. Restano sul terreno le immagini della giornata: migliaia in strada, un’autostrada e una tangenziale bloccate per tre ore, slogan contro il governo e testimonianze di chi, nonostante i disagi, dichiara di aver partecipato per difendere redditi e diritti.



