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Galleria scolmatrice per Ravone e Reno: il piano per evitare nuove alluvioni

Progetto 'tubone' da 2,5 km: idee, costi stimati e le voci del quartiere dopo la notte del 19-20 ottobre 2026

Galleria scolmatrice per Ravone e Reno: il piano per evitare nuove alluvioni

Bologna, 22 maggio 2026. A distanza di oltre un anno e mezzo dall’evento che ha segnato la notte tra il 19 e il 20 ottobre 2026, il ricordo dell’alluvione 2026 rimane vivido nelle strade di via Andrea Costa: immagini di fango che ha invaso garage e cantine sono ancora la prima associazione mentale per molti. Oggi il dibattito si concentra su una soluzione ingegneristica ambiziosa: una galleria scolmatrice lunga 2,5 chilometri che collegherebbe il Ravone al Reno passando sotto il colle di San Luca.

L’idea, ribattezzata dal pubblico come il “tubone”, viene presentata come un modo per alleggerire la portata del torrente e ridurre il rischio di future esondazioni. Il progetto è stato illustrato in commissione e ha suscitato reazioni contrastanti: da un lato l’entusiasmo per una potenziale soluzione definitiva, dall’altro i timori legati ai costi, ai tempi e alla manutenzione necessaria. Intorno all’opera si muovono istituzioni, tecnici, comitati di cittadini e attività commerciali che hanno pagato un prezzo alto dopo la piena.

Il progetto e le cifre

La proposta prevede la realizzazione di una galleria da 2,5 chilometri destinata a deviare le piene del Ravone e del rio Meloncello verso il Reno, sottraendo volume al corso d’acqua che attraversa la città. Le stime sui costi variano: alcune valutazioni parlano di circa 80 milioni di euro, altre di una quota prossima ai 100 milioni. I promotori indicano un orizzonte temporale compreso tra gli 8 e i 10 anni per la progettazione e la realizzazione completa dell’opera. Si tratta, come ricordano i tecnici, di un intervento complesso che richiederà studi geologici, scavi in zone urbanizzate e scelte sui macchinari da impiegare.

Tempi di realizzazione e paragoni

Chi conosce casi simili invita alla prudenza: viene fatto spesso il paragone con lo scolmatore del Bisagno a Genova, un’opera avviata alla fine degli anni Novanta che ha tempi lunghi e costi elevati. Il timore principale è che le tempistiche diventino dilatate come accade in altri cantieri complessi. D’altra parte le istituzioni hanno espresso impegni formali: parole come quelle del presidente della Regione che assicura di voler procedere «a ogni costo» sono state accolte con attenzione, ma restano da definire risorse, appalti e cronoprogramma.

Le reazioni del quartiere

Nel tratto di via Andrea Costa, a qualche passo dalla chiesa di San Paolo Ravone, la memoria dell’alluvione è ancora presente nelle facce di chi ha dovuto ripartire da zero. Commercianti e residenti accolgono l’ipotesi della galleria con speranza ma anche con richieste precise: molti sottolineano che il quartiere si è rimesso in piedi grazie all’aiuto reciproco e che le istituzioni dovrebbero migliorare la comunicazione e il sostegno alle attività colpite. Rimane, inoltre, la ferita delle immagini che compaiono ancora online quando si cerca la via interessata.

Voci dal commercio e racconti di ripartenza

Fornai e piccoli imprenditori ricordano le settimane spese a spalare fango e ripristinare locali: alcuni negozi sono stati acquistati e rimessi in piedi dopo mesi di lavoro e fatica. I gestori dicono che se la galleria può offrire una barriera reale contro eventi simili, allora vale la pena approfondire; altri insistono sul fatto che la prevenzione passa anche per la pulizia dei corsi d’acqua e la manutenzione delle griglie. Le testimonianze sottolineano un sentimento comune: voglia di guardare avanti, ma con la richiesta di azioni concrete.

I timori tecnici e l’importanza della manutenzione

Non mancano critiche tecniche: alcuni residenti avvertono che una soluzione sotterranea non basta se non si garantisce una corretta manutenzione dei corsi d’acqua e delle opere connesse. La preoccupazione è che, senza pulizia e gestione regolare, anche un grande condotto possa essere inefficace o provocare nuovi problemi. Il comitato locale ha accolto con favore l’annuncio ma chiede che la progettazione venga affidata a figure esperte e che siano previsti piani di manutenzione chiari e finanziati.

Prospettive e passi successivi

Il percorso sarà lungo e richiederà scelte tecniche e politiche: dalla conferma delle risorse alla definizione dei bandi, fino ai lavori veri e propri. Tra gli elementi da monitorare ci sono i finanziamenti effettivi stanziati dallo Stato, la qualità della progettazione e la partecipazione del territorio alle decisioni. Se realizzata con attenzione, la galleria scolmatrice potrebbe diventare un intervento strutturale capace di ridurre il rischio idraulico per le migliaia di cittadini che vivono attorno al Ravone, ma l’esperienza dei cittadini ricorda che la prevenzione quotidiana e la cura dei fiumi restano altrettanto decisive.

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