25 Maggio 2026 🌤 26°

Difesa Dassilva, nuove versioni e dubbi su alibi nel caso Pierina

La strategia difensiva contesta l'alibi dei Bianchi, richiama la sentenza su Stasi e segnala una possibile traccia ematica nel box di Manuela Bianchi

Difesa Dassilva, nuove versioni e dubbi su alibi nel caso Pierina

In aula è proseguito il dibattimento relativo alla morte di Pierina Paganelli, 78 anni, avvenuta il 3 ottobre del 2026. L’accusa ha chiesto ergastolo per l’imputato Louis Dassilva, mentre la difesa, rappresentata dagli avvocati Andrea Guidi e Riario Fabbri, ha svolto un’arringa conclusiva articolata in più fasi, chiedendo al collegio di considerare ipotesi investigative alternative. Sono state comunicate le date per le repliche e la pronuncia della sentenza: 9 giugno.

Nel corso della discussione la difesa ha concentrato l’attenzione su elementi di credibilità e su presunte lacune investigative. L’obiettivo dichiarato è mettere in luce piste alternative e dubbi sulla versione resa da una testimone ritenuta centrale dall’accusa, proponendo una lettura differente dei fatti e della dinamica della sera in cui è avvenuto il delitto.

Le tesi principali portate in aula

Gli avvocati difensori hanno suddiviso l’arringa in quattro momenti distinti, presentando una ricostruzione che mira a indebolire il quadro accusatorio. In apertura l’avvocato Guidi ha attaccato la credibilità della testimone Manuela Bianchi, nuora della vittima e, secondo la difesa, legata sentimentalmente all’imputato. Tale ricostruzione è stata definita come parte di una strategia volta a «salvare se stessa», sostegno che la difesa presenta come prova di inattendibilità della deposizione.

Dinamica della sera e ipotesi sull’alibi

L’avvocato Riario Fabbri ha descritto la sera considerata cruciale, quando Manuela era in casa insieme al fratello Loris e alla figlia Giorgia. Secondo la difesa la giovane, indicata come elemento che poteva corroborare l’alibi dei parenti, sarebbe stata «distratta sui social», lasciando spazi temporali in cui lo zio avrebbe potuto scendere in garage e provocare il decesso. Questo rilievo viene proposto come alternativa concreta alla pista che porta a Dassilva, sollevando dubbi sulla ricostruzione cronologica degli spostamenti e sui ruoli delle persone presenti.

Prove alternative e richiamo a precedenti giurisprudenziali

Nel pomeriggio l’avvocato Guidi ha richiamato alla memoria la sentenza della corte d’appello che riguardò il caso di Alberto Stasi e l’omicidio di Chiara Poggi, in cui la corte confermò l’assoluzione. La difesa ha invitato il collegio a rileggere quel pronunciamento come monito a non escludere a priori traiettorie investigative diverse, sottolineando che in questo processo esistono segnali che, a giudizio dei legali, non sono stati sufficientemente approfonditi.

La questione della traccia nel box

Tra gli elementi evocati vi è la segnalazione di una macchia di possibile materiale ematico nel box auto di Manuela Bianchi, un’indicazione che la difesa ritiene meritevole di ulteriori accertamenti. Viene proposta come esempio di pista alternativa che, se verificata, potrebbe ricondurre la responsabilità verso soggetti diversi dall’imputato, modificando così il quadro interpretativo della vicenda.

Rapporti personali, moventi e contraddizioni

Una parte della strategia difensiva ha puntato a mettere in evidenza la natura dei rapporti tra i protagonisti. La difesa ha descritto il legame tra Manuela e Loris come, a suo dire, morboso, citando anche osservazioni del marito di Manuela, Giuliano Saponi, che avrebbe commentato il rapporto con toni particolari. Sempre secondo la difesa, Loris Bianchi nutriva risentimento verso la vittima: i legali hanno ricordato una frase attribuita allo zio, «giustizia è stata fatta», come indizio di animosità e possibile movente alternativo.

Prospettive processuali e chiusura

Con le arringhe concluse, il processo si avvia alla fase finale: il pubblico ministero ha chiesto il ergastolo, mentre la difesa insisterà sulle piste alternative durante le repliche del 9 giugno. Resta centrale il principio della presunzione di innocenza e l’onere dell’accusa di provare la responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio. Il collegio dovrà valutare la fondatezza delle contestazioni, l’attendibilità dei testimoni e la completezza delle indagini prima di pronunciare la sentenza.

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