Lo stabilimento di Gambro Vantive a Medolla, nel cuore del distretto biomedicale modenese, è al centro di una trattativa che potrebbe segnare il suo futuro. Tre potenziali acquirenti, tutti con un’esperienza consolidata nel settore delle tecnologie medicali e, in particolare, nel trattamento delle patologie renali, sono in corsa per acquisire il sito produttivo. La notizia è emersa durante un incontro tenutosi il 30 luglio nella sede del ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma.
Tre offerte in campo per Gambro Vantive
La Regione Emilia-Romagna ha reso noto che l’azienda ha avviato interlocuzioni positive con tre soggetti industriali. Si tratta di gruppi con una solida esperienza nel campo delle cure renali un settore strategico per il distretto biomedicale modenese. La trattativa è stata annunciata durante un tavolo di aggiornamento convocato a Roma, alla presenza di diverse istituzioni e organizzazioni.
Le istituzioni monitorano da vicino la situazione
Tra i partecipanti al summit c’erano l’assessore al Lavoro della Regione Emilia-Romagna, Giovanni Paglia rappresentanti della Regione Lombardia, sindacati nazionali e territoriali, Confindustria Emilia centro, la proprietà di Gambro Vantive e le amministrazioni locali dei territori interessati. Paglia ha espresso soddisfazione per gli sviluppi, sottolineando che “se saranno confermate nelle prossime settimane, potranno aprire lo spazio a una possibile soluzione in linea con le aspettative che, come istituzioni, abbiamo avanzato fin dal primo momento.”
Il percorso verso la cessione
Il processo di cessione dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno, con l’avvio di trattative in esclusiva con l’offerente più affidabile a partire da settembre. L’obiettivo è riprendere la piena attività nel secondo semestre del 2027. Inoltre, è stato attivato un percorso con Invitalia per valutarne l’eventuale coinvolgimento. Le parti hanno concordato di rivedersi il 7 ottobre per fare il punto sulla situazione.
La vendita del sito produttivo di Medolla, controllato dal fondo americano Carlyle aveva messo a rischio oltre 500 posti di lavoro. Le istituzioni e le organizzazioni sindacali continuano a monitorare da vicino il processo, con l’obiettivo di garantire la stabilità occupazionale e produttiva del sito.



