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Matteo Lepore sotto scorta: minacce di morte dopo la morte di Abderrahim Fakir

Dopo la morte di Abderrahim Fakir, il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha ricevuto minacce di morte sui social. La Prefettura ha deciso di assegnargli una scorta.

Matteo Lepore sotto scorta: minacce di morte dopo la morte di Abderrahim Fakir

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore è finito nel mirino di una campagna di odio online dopo la morte di Abderrahim Fakir, avvenuta durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro. Le minacce ricevute sui social network hanno spinto la Prefettura a prendere provvedimenti immediati, assegnando una scorta al primo cittadino.

La decisione è arrivata dopo che Lepore ha presentato una denuncia-querela in Questura, segnalando una serie di messaggi intimidatori ricevuti attraverso social network e posta elettronica. Tra le frasi più gravi, alcune minacce di morte rivolte direttamente al sindaco e alla sua famiglia.

Le minacce e la risposta delle istituzioni

Tra i messaggi finiti all’attenzione della Digos e della Procura, ci sono frasi come “Ti veniamo a prendere. A te e ai tuoi figli” e “Ti spariamo”, accompagnate da presunte informazioni sull’indirizzo di casa del sindaco. Gli investigatori stanno analizzando una decina di episodi ritenuti particolarmente allarmanti, alcuni pubblicati sotto i post del sindaco, altri comparsi in gruppi social ostili all’amministrazione comunale.

La scorta assegnata a Lepore sarà composta da due agenti e un’auto non blindata durante gli spostamenti. Per il sindaco si tratta della prima volta che viene disposta una tutela personale di questo tipo. In passato erano già stati predisposti servizi di vigilanza in occasione di particolari eventi o tensioni, ma mai una scorta continuativa.

Le reazioni politiche e la solidarietà bipartisan

Le minacce hanno suscitato una vasta solidarietà politica e istituzionale. La famiglia di Abderrahim Fakir, attraverso l’avvocato Fabio Anselmo, ha preso nettamente le distanze dagli insulti rivolti al sindaco: “La fine di Fakir non si può augurare a nessuno”, ha affermato il legale, esprimendo vicinanza a Lepore per le minacce ricevute.

Messaggi di sostegno sono arrivati anche da Coalizione Civica, che ha parlato di un “clima d’odio” in cui il sindaco sarebbe diventato un “capro espiatorio”, ma anche dalle forze di opposizione in Consiglio comunale, con attestati di solidarietà da Fratelli d’Italia e Lega.

Le critiche del ministro dell’Interno

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha criticato la decisione di Lepore di convocare una piazza di cordoglio dopo la morte di Fakir, definendola “inconsapevole” e “sbagliata”. “Un sindaco che convoca una piazza e sottovaluta cosa sarebbe potuto accadere ha un suo elemento di gravità”, ha aggiunto il ministro.

Lepore ha risposto affermando che “Piazza Nettuno rappresenta Bologna”, dove migliaia di persone si sono incontrate pacificamente per esprimere vicinanza alla famiglia di Fakir. “Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna”, ha sottolineato il sindaco.

Il corteo in memoria di Fakir

Intanto, domenica 26 luglio, è previsto un corteo al Pilastro in ricordo di Abderrahim Fakir, a una settimana dalla sua morte. L’attenzione delle forze dell’ordine è “massima”, ma non ci sarebbero elementi che facciano ritenere un rischio concreto.

Le tensioni seguono la morte di Fakir, il 42enne deceduto durante un intervento di polizia al Pilastro. Nei giorni successivi si sono svolte manifestazioni culminate in una guerriglia urbana nel centro di Bologna, con scontri, danneggiamenti e numerosi interventi delle forze dell’ordine.

Le minacce a Lepore si inseriscono in un contesto di forte tensione, con un’escalation di insulti e campagne d’odio che hanno progressivamente superato il confine del confronto politico. Le istituzioni e la comunità bolognese sono chiamate a difendere la legalità e a rifiutare ogni forma di violenza.

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