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Minacce e fuga dal Pilastro: la storia del 37enne che tenne fermo Fakir

Un uomo di 37 anni, originario del Kosovo, ha raccontato le minacce e la paura che lo hanno costretto a lasciare il quartiere Pilastro dopo aver aiutato gli agenti durante l'intervento che costò la vita ad Abderrahim Fakir

Minacce e fuga dal Pilastro: la storia del 37enne che tenne fermo Fakir

Un uomo di 37 anni, originario del Kosovo, ha deciso di rompere il silenzio dopo aver aiutato gli agenti di polizia durante l’intervento che portò alla morte di Abderrahim Fakir al Pilastro, nel quartiere di Bologna. Il video dell’accaduto, ormai noto, mostra il 43enne marocchino che, dopo essere stato immobilizzato, smette di respirare. Tra le persone coinvolte c’è proprio il kosovaro, che ora vive nel terrore a causa delle minacce ricevute.

Il 37enne, padre di tre figli, ha raccontato la sua versione dei fatti in un’intervista esclusiva. Ero lì per caso e non avrei mai pensato che Fakir potesse morire ha dichiarato. Non spaccio, non rubo, non ho mai ammazzato nessuno. La mia intenzione era solo soccorrere.

Minacce e fuga dal quartiere

Da quel tragico 19 luglio, la vita del kosovaro è cambiata radicalmente. Minacce di ogni genere lo hanno costretto a lasciare il quartiere Pilastro, dove viveva con la madre. Ti spacchiamo la testa, devi sparire, vattene perché ti fanno la pelle queste alcune delle frasi che ha dovuto ascoltare. Mi hanno anche picchiato ha rivelato.

Ora vive in casa di un amico, lontano dal Pilastro, e torna solo per vedere la madre. Prima di me c’erano due ragazzi del Marocco che collaboravano con gli agenti e che non stanno avendo nessuna delle conseguenze che sto subendo io ha spiegato. Le forze dell’ordine hanno chiesto a me, in modo spontaneo, di aiutarli.

Il dramma di quella giornata

Il kosovaro ha descritto i momenti concitati di quella giornata. Faceva veramente molto caldo, era chiaro che quell’uomo stava troppo male ha detto. Non volevo fargli assolutamente niente di brutto, volevo solo aiutarlo. Sono stato uno dei primi a chiedere: Ragazzi, ma respira?.

Dopo essersi allontanato per qualche minuto, al suo ritorno ha trovato Fakir in condizioni critiche. Mi sono sentito subito in colpa, ho avuto paura, ma soprattutto ho provato dispiacere ha confessato. Ha poi cercato di spiegare l’accaduto al fratello di Fakir, ma da quel momento la sua vita si è fermata.

Le indagini e le conseguenze

Le indagini sulla morte di Fakir continuano. La Procura di Bologna ha disposto vari accertamenti, tra cui l’analisi della bodycam del poliziotto e l’esame sul cuore di Fakir, che escluderebbero patologie pregresse. La famiglia di Fakir ha ricevuto il sostegno della comunità marocchina e di vari comitati, tra cui MuBasta, che continua a chiedere verità e giustizia.

Intanto, il kosovaro vive nel terrore, pensando addirittura di lasciare il Paese. Sto pensando di lasciare il Paese, nonostante io sia una persona pulita che non ha fatto niente di sbagliato ha dichiarato. La sua speranza è che la famiglia di Fakir possa aiutarlo a convincere chi lo minaccia che lui non c’entra niente.

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